quello che segue l'ho copiato pari pari da un forum di frequentatori di escort e prostitute (di cui non vi darò il link nemmeno sotto tortura). nel forum in questione gli utilizzatori finali (da ora in poi UF) si scambiano informazioni e recensioni (sic) sulle ragazze presenti sulla piazza. gli interventi sono estrapolati da un unico topic che quindi riguarda sempre la stessa ragazza. sorvolo su refusi ed errori ortografici, in corsivo le mie annotazioni.
UF1 quello che mi ha colpito di questa ragazza è la veridicità delle foto.
con la maggior parte degli annunci con foto false o vere ma ritoccate, vi garantisco che le foto dell'annuncio di questa ragazza, sono vere e senza ritocchi, quindi quello che vedete sulle foto e quello che troverete, una ragazza fisicamente perfetta, soda e tonica, l'unica cosa è il seno non troppo grande.
mi ha aperto la porta con tacchi alti che slanciavano ancora di più il suo fisico e con perizoma nero che metteva in mostra tutto il suo bel lato B.
parliamo un pò è abbastanza socievole e simpatica, ci accordiamo per il minimo 50 euro BJ e rai1
veniamo alla prestazione: iniziamo subito con BJ me lo incappuccia subito senza prima farmelo drizzare, inizia a pompare, discretamente; dopo un pò chiedo un 69 acconsente ma io dovevo solo guardare, non dovevo ne leccare ne toccare (guardare e non toccare? me sa che a 'sto 69 manca qualche numero...), rimango un pò deluso, ma anche solo guardare, vi assicuro che è una vista spettacolare è veramente ben fatta ed un pircing sulla figa.
dopo un pò si unta la figa con la cremina e glie lo inserisco con lei sopra girata di culo, anche qui gran bella visuale, la pompo un pò per poi passare alla pecorina e poi venire nel cappuccio con lei sotto ed io che la pompo da sopra.
alloro ricapitolando, la prestazione in se per se mi ha un pò deluso in quanto lei un pò fredda e poco passionale (prova a dirle che l'ami), forse la cosa è derivata dal fatto di aver concordato il prezzo minimo, forse con un regalino più grande era diverso (ecco, meglio), ma non glie l'ho chiesto (e ma allora sei de coccio).
nel complesso sono soddisfatto xchè cmq è socievole abbastanza simpatica ma soprattutto lei fisicamente è veramente ben fatta una gioia per gli occhi.
a chi piace anche l'aspetto estetico credo che sia una delle migliori che ho trovato.
la prossima volta ci ritornerò con un regalino pìù alto per vedere se si scioglie un pò più nella prestazione.
giudizio sintetico: è un cadavere, ma pur sempre un bel cadavere. ergo, daje.
UF2 Scusate, ma questa donzella è rumena....
UF1 no, lei dice che è francese (seh. e io sono un maestro jedi).
adesso riceve nello stesso appartamento di XXXXX, finchè lei non c'è.
prima riceveva in via xxxxxxxxx e prima ancora mi sembra in via xxxxxxxx.
è perfetta e soda, gli manca solo un pò di seno è vero (tu continua ad andarci che poi il seno nuovo se lo compra. magari in francia).
UF2 forse non sei esperto o ferse cadi dalle nuvole eheheh
xxxxx e yyyyyy esercitano insieme e sono amiche....
la bionda esercitava con yyyyyy nello stesso appartamento...
Lei è rumena al 100%...
come cavolo fai a non capirlo? eheheh
UF3 Rispetto alle foto il culo è meno tondo molto più piatto seno piccolo una prima.
Tagliamo corto con i convenevoli e passiamo subito ai fatti
Bj coperto di buona fattura e Rai 1 con varie sigle.
Lei è molto educata, gentile ma freddina e "professionale"
Esperienza senza infamia e senza lode.
Comunque lei è francese come io sono kazako!!!!!!
È romena!
Non c'ha neanche l'erre moscia!
ricapitolando: non è francese, non ha le tette e mò vien fuori che nemmeno il culo è un gran che. in compenso son tutti d'accordo sul fatto che sia un cadavere.
UF4 Dalle foto, che comunque credo proprio siano sue, sembra ancor piu' tonica e perfetta ma nella realtà paga un seno inesistente e a mio giudizio l'eccessiva magrezza (aoh, sempre peggio... ormai ha più recensioni negative di unbroken). Di viso a mio gusto molto carina (evviva!).
Bj coperto e troppo meccanico, sembra che aziona uno stantuffo a ripetizione...
Confermo come detto da altri che è molto gentile e cordiale ma davverro fredda nel rapporto... non si fa minimamente toccare ne ti tocca, insomma un corpo abbandonato che emette piccoli e finti gemiti ai quali dopo un po' che la pompavo senza venire ci ha aggiunto un sospiro spazientito (ah, l'amour, l'amour...).
Vi garantisco che sono di bella presenza e curato e quindi il fatto che non mi ha nemmeno toccato lasciando le mani abbandonate tipo fosse svenuta mi ha dato tremendamente fastidio.
Non credo affatto che aumentando il rate possa cambiare questa sua attitudine, quindi sarebbe solo il "servizio aggiunto" che si traduce in bj scoperto... o in maggior tempo... ma che ci sto a fare piu tempo con una bambola gonfiabile vivente?
In conclusione non ci tornerei assolutamente seppur una bella ragazza.
giudizio sintetico: perlomeno abbiamo rovesciato i termini della questione: è bella (con riserva), ma è pur sempre un cadavere.
UF5 La tipa è un abitue di Xxxxx. Già due anni fa circa la frequentava assiduamente durante la settimana lavorativa , "ritornando" in Romagna nel fine settimana ( Zona Faenza/Ferrara ) . Chiavata quattro o cinque volte , con molta calma a 70 rose Cad. BBJ , Daty e RAI 1 . La tipa era fisicamente molto carina, molto teen , sembrava la classica nipotina , delle superiori . Quella che segretamente ce lo fa venire duro a tutti noi punter , quando la incontriamo per strada . Esteticamente gustare le sue carni sode e tenerelle è stato molto godurioso , ma solo due volte sono riuscito a farla bagnare . Il problema è che ha un atteggiamento da cadavere , volge lo sguardo verso il muro e chiude gli occhi . Invero non mi ha mai fatto richieste di accellerare la pratica, ma gli incontri sono stati molto apatici . Sono un bell'uomo, ho cercato di trattarla sempre bene , ho anche portato dei cioccolatini per stemperare gli imbarazzi, ma niente . Un peccato, perchè aveva un persing vicino al clitoride , con un cristallo swarosky incredibile . Sotto le luci della camera da monta, brillava e faceva proprio un bello spettacolo . Entrati comunque in confidenza , la tipa è socievole e spiritosa , è una bambina biricchina . Mi ha detto che ha lavorato al PEPE NERO come cameriera , e mi ha mostrato alcune foto del locale con lei tutta bardata , con intimo e tacchi fluorescenti . Faceva una bella figura . Insomma il materiale fisico c'è , ma il mestiere non fa prorio per lei , secondo me non gli piace proprio scopare (ma dai?? e io che pensavo fosse una novella bocca di rosa che lo faceva per passione), il che per certi versi è anche peggio . Non è un missile per vocazione , ma lo è comunque in modo involontario . Il mio giudizio negativo era stato anche di altri colleghi . La tipa già allora , si lamentava del poco lavoro e nella difficoltà di pagara l'affitto . Dopo questi incontri è sparita ed è andata a battere nella zona di Firenze , dove si pubblicizzava su Escort INN , come "studentessa Romagnola" . Ma anche anche in quella occasione non ha riscosso il plauso dei clienti che non hanno che potuto segnalare il comportamento molto negativo di questa Pay . In definitiva una bella che non balla , un vero peccato . ... :(
giudizio sintetico: si sente che il tipo è uno navigato, addirittura è uno che le puttane le fa bagnare. vuoi vedere che sono davvero un maestro jedi e non lo sapevo?
per inciso: una battuta che circola in giro e che contiene più di un fondo di verità è quella che dice: noi maschi non andiamo a puttane per il sesso, ma per non dover chiamare il giorno dopo. e io mi dovrei sorbire le lagnanze della tipa che non lavora abbastanza? facepalm.
UF1 dopo la mia prima recensione, sono ritornato un paio di volte da lei, ma credo che non ci andrò più.
rimango dell'idea che fisicamente è molto ben fatta, soda e con una bella pelle, ma trombare una bambola è più eccitante e poi sempre a lamentarsi dell'affitto, che non ha lavoro.... e ci credo con quel carattere....
non ci andrò più....
nota finale: i conti in tasca. almeno cinque persone hanno dichiarato di essere stati con questo cadav... con questa questa ragazza anche più volte, spendendo cifre che vanno dai 50 ai 70 euro ogni volta (più cioccolatini). la conoscete la barzelletta del tipo che va al cinema con l'amico carabiniere? a un certo punto c'è la scena di un incontro di boxe tra un pugile bianco e uno nero. il tipo fa all'amico carabiniere: "scommetti 50 euro che vince il nero?"
"andata: 50 che vince il bianco".
l'incontro finisce e il pugile nero ha vinto, il carabiniere mette mano al portafogli. "metti via, ti ho preso in giro: il film l'ho già visto, lo sapevo che vinceva il nero".
"a dire il vero, il film l'ho già visto anche io, ma oggi il bianco mi sembrava più in forma".
ecco: questi qua al pugile bianco han portato pure i cioccolatini.
ho la fronte tumefatta.
mercoledì 11 febbraio 2015
lunedì 9 febbraio 2015
posti stupendi in cui so che non andrò mai più
“The reason women are turning you down for casual sex seems to be that, for one thing, a lot of you are calling them sluts afterward. Also, a lot of you aren’t bothering to try to be good in bed.”
(Terri Conley, professor of psychology and women’s studies at the University of Michigan).
il fatto che la maggioranza non abbia sempre ragione credo sia ormai universalmente evidente, come pure il fatto che se intere categorie di persone adottano una reazione standard a un comportamento, questo significa che il comportamento è altrettanto standard. in altre parole, il maschio medio effettivamente fa questo: si lamenta che le donne non siano "di mentalità aperta" (riguardo il solo sesso, ovviamente), poi, quando ne trova una, o più spesso riesce a convincerla ad "aprire la sua mentalità", non si preoccupa del piacere della sua partner occasionale e poi dice in giro che quella è una zoccola perché gliel'ha data troppo facilmente. in questo desolante panorama, un uomo che non si comporti così, anche se è ben conscio del proprio valore e del fatto che non farà mai sesso con una donna senza curarsi del suo piacere prima del proprio, anche se non chiamerà mai "zoccola" una donna fuori dal letto, dovrà lavorare perlomeno il quintuplo per convincere una donna che no, cara, io non sono come tutti gli altri.
un uomo come me, per esempio.
sesso e musica sono state le due grandi passioni della mia vita, e ho avuto verso entrambe lo stesso atteggiamento, nonché un rapporto, una storia molto simili. ho fatto tante di quelle similitudini tra sesso e musica che ormai mi sto convincendo che siano la stessa cosa, avvertita con organi di senso differenti. un po' come il suono e la luce: si tratta sempre di frequenze elettromagnetiche; le prime, più basse, le captiamo con le orecchie, le seconde, più alte, con gli occhi. ma lasciamo da parte la fantascienza.
anche nella musica c'è un periodo in cui ti masturbi e basta: suoni da solo, studi (oppure no), ti convinci che sei bravo ed è molto appagante: almeno finché non trovi qualcuno con cui devi dimostrare quello che sai fare. là devi decidere: o continui a crederti un genio anche se ti dimostrano che sei un povero coglione, oppure abbassi le orecchie, impari e migliori (capita anche che ti lascino continuare a credere che sei un genio pure se sei un coglione conclamato, ma questa è un'altra storia). io son del genere che, quando trova qualcuno da cui poter imparare, abbassa le orecchie volentieri. è questo che fa una mente aperta: impara; e quando hai imparato qualcosa di nuovo e di bello, non c'è cosa migliore che riuscire a condividerla con chi abbia ricevuto la stessa illuminazione, ovvero anche metterne a parte chi non c'è ancora arrivato, ma ha le potenzialità o il talento che servono per padroneggiare la tecnica: così, insieme, si cresce ancora e ci si influenza reciprocamente, innescando una spirale virtuosa.
finché si rimane nell'ambito musicale, tutto procede: frequenti un ambiente di musicisti, suoni, ti fai sentire, il tuo nome comincia a circolare e, al netto di antipatie e raccomandazioni, puoi mietere il successo che meriti e toglierti belle soddisfazioni. ma nel sesso, come si fa? mentre fai sesso non ti puoi esibire, e tante ragazze (probabilmente sempre per mettersi al riparo dai comportamenti esplicitati a inizio post) vengono a letto con te solo se ti impegni in una relazione. che poi a me la cosa non è mai dispiaciuta, perché anche nel sesso vale la regola che practice makes perfect e non sempre la prima volta trovi il giusto affiatamento, ma - sempre per quella cosa che le performances non sono pubbliche - uno dovrebbe poter aver modo di verificare se il partner che hai scelto è davvero quello con cui potrai andare d'accordo per il resto della vita. insomma, un po' più di elasticità, anche nella gestione dei sentimenti, non avrebbe guastato.
ma tant'è, son diventato grande nell'italia provinciale di fine ventesimo secolo e quindi ho giocato con le carte che avevo a disposizione. mi è sempre piaciuto sperimentare, ma non mi piaceva disperdermi: ho sempre avuto necessità che la mia partner mi fosse complice e che avesse una curiosità perlomeno simile alla mia. ho sempre preso malamente i "no" dettati da mancanza di fiducia e dalla paura di perdermi. sarà stata colpa mia che non son riuscito a far capire che l'unica maniera per tenermi accanto è quella di lasciarmi andare, oppure sarà colpa della solita maggioranza che solitamente usa le proprie conquiste erotico-sentimentali come trampolino per il proprio ego, chissà. il fatto è che ero sempre io a cercare di alzare il livello, e sempre io quello a cui veniva chiusa la porta in faccia.
e dovevo ricominciare da capo, a cercare una donna che fosse prima di tutto sessualmente attiva e curiosa, e poi magari che mi amasse, anche, per ciò che sono e non per ciò che potevo essere per lei. ma anche a una sana avventura di sesso non avrei detto no, a patto che non fossi costretto a indegne sceneggiate, più consone a un corteggiamento a scopo di matrimonio, men che meno avrei disdegnato avere una trombamica, come si dice con brutta parola, ma gli episodi davvero soddisfacenti sono stati talmente pochi da non meritare menzione. non nego di aver usato, in un certo periodo della mia vita, le mie capacità di seduzione come ricostituente per la mia autostima: andavo in cerca di bersagli facili come casalinghe annoiate o donne comunque trascurate dai propri partner, ma non è durata molto. sostanzialmente, è un tiro al piccione, dove non fa differenza se sei buffalo bill o una recluta che non aveva mai visto un fucile prima.
e quindi da capo, a scandagliare il territorio per vedere se c'è una donna che mi somigli un po' e dopo, trovatala, cercare di convincerla che non sono come gli altri - perché c'è da dire che anche la mia apparenza esteriore non mi aiuta: a parte che non sono esattamente il tipo che ti giri a guardare per strada, non sono nemmeno il classico compagnone che si capisce subito che con lui ti ammazzerai di risate. il commento che ho più spesso ricevuto a posteriori è sempre stato: "che sorpresa sei! e chi se lo poteva immaginare??". sapevo suonare la chitarra, sapevo scopare mica male, in entrambe le cose ho sempre messo passione e rispetto per l'altro, ma non mi sono mai atteggiato per questo. e per questo motivo ho suonato molto meno di quanto mi sarebbe piaciuto, e idem ho scopato molto meno di quel che mi sarebbe piaciuto.
e adesso? di suonare, ho smesso da anni, tranne rari strimpellamenti privati, e anche riguardo al sesso son tornato allo stato masturbatorio dell'adolescenza, magari non con la stessa frenesia. la curiosità sessuale è una caratteristica dell'età giovanile; le donne più attempate, più che essere curiose, si buttano via perché sanno che ormai non hanno niente da perdere. peraltro, la decadenza fisica può essere rallentata, ma non evitata; il fisico si appesantisce, i tessuti cedono e non è un bello spettacolo. non ci vuole massimo catalano per dire che è molto meglio far sesso con una bella ragazza giovane piuttosto che con una donna de una certa con pancia e cellulite. e d'altra parte, capisco che, in quanto uomo de una certa con pancetta e non più tanto tonico, non rappresento esattamente un simbolo del sesso. è andata così: nel bene e nel male, i've had my share, come dicono oltremanica. ho da recriminare solo sul fatto di aver incontrato la complice perfetta quando ormai ero avviato verso la decadenza (vabbè che l'estetica non è tutto, ma in certe questioni ha la sua importanza, e il mondo swinger è essenzialmente edonistico) e soprattutto in un periodo in cui non sono per niente padrone della mia vita, ma posso dire che mi sono divertito, via.
lunedì 26 gennaio 2015
"pensavo di avere più tempo"
lo dico subito: boyhood è un film monumentale, e con questo mi unisco alla nutrita schiera dei suoi elogiatori: non andare a vederlo sarebbe solo un errore.
protagonista vero e unico di quasi tre ore di proiezione è il tempo, e con lui le modificazioni che avvengono interiormente ed esteriormente nelle persone. la crescita di mason ne è l'esempio più evidente, ma tutti indistintamente subiscono l'avanzare del tempo e le modificazioni che lentamente ma inesorabilmente accadono.
tutto quello che, in duecento altri film che abbiamo visto, sarebbe stato un pretesto per uno "scatto" in avanti o indietro del protagonista, la scintilla che gli cambia la vita, qui è in sottofondo, uno dei tanti eventi che la vita ti pone davanti nel tuo cammino. trovo geniale, per esempio, l'intuizione di linklater di aver inserito oggetti tecnologici in ogni fase della narrazione, come se avesse saputo dall'inizio "come andava a finire", cioè che la tecnologia, specialmente quella applicata alla comunicazione, sarebbe andata a costituire parte integrante della vita di molti, e questo non avviene in maniera puntiforme, non esiste un prima e un dopo, tutto è un lungo durante che non ha un inizio né una fine, perché noi diveniamo ciò che siamo giorno per giorno, in una lenta costruzione di episodi in apparenza insignificanti.
questo film è l'esemplificazione estrema di quel che diceva john lennon: "la vita è quel che ti succede mentre fai programmi". tutti quelli che nel film credono nelle regole immutabili e che cercano di imporle sono destinati a fallire, mentre meglio riesce chi sa adattarsi al mutare delle condizioni, magari anche rivedendo al ribasso le proprie aspettative, o cambiando punto di vista sulle cose in maniera anche radicale. come dice la ragazza nel dialogo finale: sai quando qualcuno ti dice "cogli l'attimo"? non lo so, io invece credo che succeda il contrario: nel senso che è l'attimo che coglie noi. e con queste semplici parole viene ribaltato tutto un sistema basato sulla rigida programmazione, sulle regole da seguire per il successo. chi si aspetta qualcosa dalla vita, come una sorta di ricompensa per quel che si è fatto e costruito, può solo constatare - anche con amarezza - che non esiste niente di tutto questo, anche se non è esattamente vero che, una volta che tuo figlio se ne va via da casa, "non rimane che morire". non puoi fare affidamento su quel che pensi sarà il tuo futuro, perché è il concetto di futuro che è ingannevole di per sé: tutto ciò che esiste è qui ed ora. e linklater lo dimostra con un qui ed ora lungo dodici anni.
qualcuno, in una critica non ricordo dove, ha lamentato che nel film "non succedesse niente". è vero, in questo senso è un film molto poco hollywoodiano: quando il patrigno (uno dei) di mason si lancia in un sorpasso azzardato in preda all'alcool, l'auto non sbanda, non decolla sfruttando il parafango di un'altra parcheggiata e poi non esplode in volo, che è esattamente ciò che il più delle volte (fortunatamente) accade nella vita reale: a pochi sfortunati capita di pagare direttamente per le cazzate che fanno, più spesso un bello spavento è tutto quel che se ne ricava. più volte durante il film mi è venuto in mente il monologo finale di the big kahuna (e credo proprio che linklater lo avesse in mente anche lui): molti grandi sistemi di pensiero, ivi incluse le religioni, che pretendono di insegnarti come si sta al mondo attraverso precetti e divieti imposti a suon di dogmi sono tanto meno efficaci di poche, semplici istruzioni per l'uso, tipo: "non dimenticarti il filo interdentale".
lunedì 19 gennaio 2015
and this is why we can't have nice things
sono andato a vedere storie pazzesche, film argentino di damiàn szifron, nell'ambito dell'iniziativa cineforum dei cinema the space, quindi con critico in sala che cura un'introduzione e il dibattito al termine (alla notizia che ci sarebbe stato un dibattito, non ho potuto non pensare a moretti, ma vabbè).
aver visto il film aiuterebbe a comprendere il mio punto di vista, ma diciamo che l'esposizione asciutta della trama che fa wikipedia potrebbe essere sufficiente; un altro indizio sta nel doppio senso del titolo, che nella traduzione va perso: infatti relatos salvajes sta sì per storie assurde, se vogliamo, pazzesche, ma anche per storie selvagge, che è invece il punto centrale della faccenda. in effetti, in ogni storia viene raccontata la personale indulgenza del/dei protagonista/i verso una reazione violenta, a volte sproporzionata, quasi sempre irrazionale. difficile riuscire, di volta in volta, a mettersi dalla parte dell'offeso o dell'offensore: in qualche modo, tutti hanno torti da riparare o per cui fare ammenda.
questo, se siete persone di intelligenza media e capaci di spirito critico nei confronti di un'opera dell'ingegno umano.
se invece siete dei minus habentes, sarete tentati di schierarvi con l'uno o con l'altro fino a pensare che "aveva ragione" e magari anche che "ha fatto bene a fare ciò che ha fatto".
quante volte sentiamo la classica invettiva da bar contro la burocrazia e le vessazioni a cui siamo costretti a causa sua con il suo classico finale "ma tanto prima o poi ci metto una bomba"? ecco: nell'episodio "bombita" (bombetta) succede esattamente questo: un ingegnere esperto in demolizioni subisce - per due volte: no comment - la rimozione dell'auto parcheggiata in sosta vietata. esasperato da quello che ritiene un abuso, in aggiunta a una delicata situazione familiare, tanto che la moglie chiederà il divorzio e l'affidamento esclusivo della figlia, nonché dal muro di gomma che gli viene opposto dall'ottusità degli impiegati pubblici a cui si rivolge per ottenere "giustizia", prima dà in escandescenze prendendo a copi di estintore il vetro divisorio di uno degli uffici, poi elabora una più complessa "vendetta", facendosi rimuovere di nuovo l'auto, stavolta con il bagagliaio pieno di esplosivo. "bombetta" viene condannato dalla giustizia ordinaria, ma assolto con formula piena dall'opinione pubblica, ivi compresi i suoi compagni di galera e la moglie ravveduta, che lo acclamano (tutti) come un eroe, una sorta di vendicatore.
per fugare ogni equivoco, espliciterò come la penso. seguiamo il percorso di "bombetta" durante l'episodio a lui dedicato: si attarda al lavoro senza un motivo reale, parcheggia in sosta vietata (onestamente, non ho fatto caso se si vedesse o no il divieto, ma mi pare strano che fosse del tutto invisibile) davanti alla pasticceria dove deve ritirare il dolce per il compleanno della figlia, gli viene portata via l'auto dal carro attrezzi, va a recuperare l'auto e per far tutto questo fa irrimediabilmente tardi per la festa della figlia. a casa, la moglie gli rimprovera di essere poco presente per la famiglia e gli comunica che questo avrà delle conseguenze. il giorno seguente, si reca presso un secondo ufficio comunale per protestare contro l'iniquità (a suo dire) della sanzione patita, ma l'impiegato ha dalla sua il verbale dei vigili e comunque non può accogliere reclami. l'ingegnere dà in escandescenze e cerca di spaccare il vetro divisorio a copi di estintore: viene allontanato dalla sicurezza e portato in carcere. qualche applauso, però, sorge spontaneo tra gli altri, in fila agli sportelli. l'avvocato che lo fa uscire gli fa presente che la pubblicità che il suo gesto ha inevitabilmente avuto non è stata gradita dalla ditta per cui lavora, che ha deciso di fare a meno di lui. questo gioca a suo sfavore nell'udienza preliminare per il divorzio: il comportamento violento dimostrato e la temporanea disoccupazione sono argomenti sufficienti per far decidere al giudice contro l'affidamento congiunto. successivamente, si reca presso un'altra ditta per ottenere un colloquio di lavoro, ma trova ad accoglierlo solo diffidenza; in aggiunta, ha parcheggiato di nuovo in sosta vietata e la macchina gli viene nuovamente rimossa. a questo punto, mette in atto la sua personale vendetta: mette dell'esplosivo nel bagagliaio e lascia l'auto deliberatamente in sosta vietata; quando viene portata al deposito, fa esplodere la carica, che fortunatamente provoca danni solo alle cose (peraltro pubbliche). l'ultima scena ci mostra l'ingegnere detenuto che riceve la visita della non-tanto-più-ex moglie e della figlia, che gli portano pure una torta, e tenuto in grandi stima e considerazione dai "colleghi" carcerati, compresi certi tipetti che te li raccomando, nonché dall'avvocato che gli aveva comunicato il benservito da parte dell'azienda, mentre in sovrimpressione passano titoli di giornale e tweet dalla rete che inneggiano a "bombetta", diventato una specie di eroe nazionale, con tanto di hashtag #BombettaLiberoSubito.
secondo voi, qualcuno ci ha fatto una bella figura?
"bombetta" antepone il suo orgoglio di automobilista vessato al compleanno della figlia; poi, se la prende con gli impiegati comunali - ultime ruote del carro - e infine, nonostante sia in evidente torto e recidivo, distrugge dolosamente l'autoparco comunale (e verosimilmente anche l'automobile di qualcun altro che non c'entrava niente);
la di lui moglie coglie al balzo l'opportunità di dipingerlo come un violento nullafacente per ottenere un assegno di mantenimento maggiore e l'affidamento esclusivo della figlia;
il potenziale nuovo datore di lavoro preferisce privarsi di un collaboratore capace (lo aveva dimostrato) a causa della cattiva pubblicità che lo precede;
l'autorità (rappresentata dai vigili e impiegati comunali) fanno mostra solo di ottusità e noncuranza verso i cittadini;
l'opinione pubblica... già, qui sta il bello, perché al termine del film, durante il dibattito, si son sentite più voci di fondo che dicevano che, tutto sommato, "bombetta" aveva fatto bene, e lui sì che ci ha messo una bomba, come si meriterebbero certi che so io.
in tutti gli episodi, tranne il primo, c'è un'esplosione sproporzionata di violenza scatenata da risentimento e frustrazione, un cedimento alle umane passioni che rende ciechi portatori di morte e distruzione, dove non esiste più alcun limite etico o di buon senso, ma tutto risulta emendabile in virtù dei torti subiti in passato (o poco prima). ventimila anni di storia dell'umanità non riescono ancora a insegnare che cedere alla passione violenta non è una soluzione ai problemi, ma non solo sono in tanti a preferire questa opzione alla ricerca della giustizia tramite il perseguimento della verità, ma chi mette in pratica i mezzi più sbrigativi viene seguito dall'invidia di molti altri.
e siamo anche arrivati al punto in cui non siamo più nemmeno capaci di riconoscere i nostri difetti, nemmeno quando qualcuno ce li mette davanti agli occhi e ce li dipinge come tali in maniera piuttosto inequivocabile.
forse, nel proiettare il film nelle sale italiane, la distribuzione avrebbe fatto bene a far precedere il film dall'avvertenza: "non è un suggerimento".
p.s.: la locandina italiana dice: "per rispetto delle vicende e dei personaggi si prega di ridere con moderazione". a me pareva che non ce fosse quasi mai un cazzo da ride, ma de gustibus...
venerdì 16 gennaio 2015
lunedì 22 dicembre 2014
no longer live rock'n roll
l'amica, sui 40, posta su facebook la notizia che gli AC/DC verranno a imola per un concerto, unica data in italia. visto che è reduce dalla partecipazione a un concerto di peter gabriel, commento: "ma qualcuno di vivo, ogni tanto, viene?". faccio seguire, a mò di esempio, alcuni concerti a cui mi sarebbe piaciuto assistere e che mi son perso causa spending review: massive attack, black keys, arcade fire, arctic monkeys. dopo qualche altra battuta, l'amica rilancia con il concerto venturo di mark knopfler. ora, nemmeno i massive attack son più giovanotti (robert del naja quest'anno ne compirà 50, grant marshall 56), ma knopfler è arrivato all'età pensionabile e, oltre a ciò, sfido chiunque a citarmi un brano diventato famoso/significativo, suonato da knopfler e posteriore a calling elvis (1991).
il mio ultimo commento è stato: il rock è roba da giovani. chi lo dice? il rock stesso lo dice, fin dal 1965, quando roger daltrey aveva 21 anni e cantava hope i die before i get old, perché il rock è soprattutto un'attitudine (o forse un atteggiamento?) caratterizzata dall'insofferenza verso le regole stabilite e le gerarchie, verso l'autorità in generale e se c'è una certezza, al mondo, è quella che non è a cinquant'anni che ti vien voglia di fare la rivoluzione; e poi c'è pieno di ventenni incazzati e a cui piace il rumore, il sesso, l'alcool e le altre droghe come si conviene alla loro età e a cui sarebbe il caso di guardare se si sta cercando freschezza e novità e non la conferma del fatto che musica bella come una volta, signora mia, non se ne fa più.
il fatto è: ci piace il rock (e ciò che rappresenta) oppure ci piace la musica di quando eravamo giovani? voglio dire, se nella lista dei rimpianti sostituiamo david bowie con claudio villa, otteniamo mia nonna, che era del '94 (milleottocento, of course) e che però sarà stata giovane pure lei, e infatti si ricordava di claudio villa coi capelli. non vi dico però la delusione quando si venne a sapere che era comunista: il suo commento fu "le solite chiacchiere a vanvera dei giornali".
non confondiamo la nostalgia con la qualità, perché il ricordo è spesso menzognero e tante cose che trent'anni fa ci pareva che spaccassero, riascoltate oggi, peccano di ingenuità o di approssimazione: il resto che serviva per la costruzione del mito, ce lo mettevamo noi con il nostro entusiasmo di ventenni, quando eravamo pronti a tagliarci una mano per un'idea, fosse anche il mio gruppo è meglio del tuo.
il mio ultimo commento è stato: il rock è roba da giovani. chi lo dice? il rock stesso lo dice, fin dal 1965, quando roger daltrey aveva 21 anni e cantava hope i die before i get old, perché il rock è soprattutto un'attitudine (o forse un atteggiamento?) caratterizzata dall'insofferenza verso le regole stabilite e le gerarchie, verso l'autorità in generale e se c'è una certezza, al mondo, è quella che non è a cinquant'anni che ti vien voglia di fare la rivoluzione; e poi c'è pieno di ventenni incazzati e a cui piace il rumore, il sesso, l'alcool e le altre droghe come si conviene alla loro età e a cui sarebbe il caso di guardare se si sta cercando freschezza e novità e non la conferma del fatto che musica bella come una volta, signora mia, non se ne fa più.
il fatto è: ci piace il rock (e ciò che rappresenta) oppure ci piace la musica di quando eravamo giovani? voglio dire, se nella lista dei rimpianti sostituiamo david bowie con claudio villa, otteniamo mia nonna, che era del '94 (milleottocento, of course) e che però sarà stata giovane pure lei, e infatti si ricordava di claudio villa coi capelli. non vi dico però la delusione quando si venne a sapere che era comunista: il suo commento fu "le solite chiacchiere a vanvera dei giornali".
non confondiamo la nostalgia con la qualità, perché il ricordo è spesso menzognero e tante cose che trent'anni fa ci pareva che spaccassero, riascoltate oggi, peccano di ingenuità o di approssimazione: il resto che serviva per la costruzione del mito, ce lo mettevamo noi con il nostro entusiasmo di ventenni, quando eravamo pronti a tagliarci una mano per un'idea, fosse anche il mio gruppo è meglio del tuo.
lunedì 11 agosto 2014
sì, però
notte di san lorenzo a guardare le stelle e a sentire una tribute band dei pink floyd. potrei già dire, usando i loro versi, che
all that is gone
and all that is now
and all that's to come
and everything under the sun is in tune
but the sun is eclipsed by the moon
e con questo potrebbero finire i miei commenti, ma voglio esplicitare.
non voglio entrare nel merito della qualità della band: sarebbe ingeneroso e forse, dopotutto, come ho detto a mio fratello, sono io che mi aspetto troppo dalle persone. e poi il biglietto di ingresso era ridicolo e il ricavato andava in beneficenza, e in un'altra circostanza, forse con un gruppo diverso, sarebbe stata una serata azzeccata, compresa la stella cadente che ha salutato l'inizio del concerto e che pareva messa là da un'accorta regia, tanto che s'è meritata l'applauso del pubblico.
però.
voglio fare le bucce alla scelta del repertorio. la prima parte è stata dedicata tutta alla riproposizione di the dark side of the moon, integralmente e quasi senza interruzioni; dopo un breve intervallo, si è proseguito con titoli presi abbastanza a casaccio; cito a memoria e secondo l'album (forse non saranno tutti - si è capito che da un certo punto in poi ero piuttosto distratto, se non infastidito?):
shine on, you crazy diamond
welcome to the machine
wish you were here
cymbaline
if
one of these days
in the flesh
mother
another brick in the wall
nobody home
comfortably numb
run like hell
tirando le somme, oltre al citato tdsotm, a parte tre, hanno suonato pezzi da wish you were here e da the wall. tutto bene. oh, noi tutti floydiani amiamo dark side e ce lo ascoltiamo in media... no, non lo ascoltiamo più perché ci suona in mente e lo si mette sul lettore giusto ogni tanto, e ovviamente amiamo alla follia wish, come pure (ma forse un po' meno) amiamo the wall, ma...?
...sono la parabola discendente della storia dei pink. ironia inconsapevole e involontaria, prima del concerto stavano mandando il documentario della bbc della serie classic albums che riguardava la storia di tdsotm: sarebbe bastato guardarselo e ascoltare (o leggere i sottotitoli) per capire che, per quanto rappresenti lo stato dell'arte della musica dei floyd, è stato anche un punto di non ritorno, il punto in cui sei consapevole di essere un semidio e di avere a disposizione illimitati mezzi, e diventa difficile rimanere integri e non cedere a personalismi, narcisismi, botte di strabordanza dell'ego - cosa che puntualmente è avvenuta e minuziosamente raccontata in the wall, con tutte le nevrosi di waters che diventano causa ed effetto di un album molto vicino al delirio paranoide. come anche wish you were here altro non è che una accorata constatazione di quanto i floyd avessero perduto in spontaneità e lucida follia, pur guadagnando in fama, notorietà e denaro senza per questo perdere del tutto in onestà intellettuale. però, però, i tempi del pazzo diamante sono andati per sempre, ingoiati nei buchi neri che barrett aveva in fondo agli occhi.
roba che ogni volta che vedo quanto fosse
syd barrett da giovane - e sano - mi verrebbe da piangere.
insomma, noi che amiamo i floyd fin dai rumori spaziali di astronomy domine e magari anche da prima, che sappiamo quanto la follia barrettiana abbia spianato la strada ai pink floyd che son venuti dopo, ameremmo anche, ogni tanto, sentire che ne so, set the controls, oppure careful, o magari arnold layne, o anche solo see emily play.
e mò scusate che c'ho sul piatto the piper at the gates of dawn.
all that is gone
and all that is now
and all that's to come
and everything under the sun is in tune
but the sun is eclipsed by the moon
e con questo potrebbero finire i miei commenti, ma voglio esplicitare.
non voglio entrare nel merito della qualità della band: sarebbe ingeneroso e forse, dopotutto, come ho detto a mio fratello, sono io che mi aspetto troppo dalle persone. e poi il biglietto di ingresso era ridicolo e il ricavato andava in beneficenza, e in un'altra circostanza, forse con un gruppo diverso, sarebbe stata una serata azzeccata, compresa la stella cadente che ha salutato l'inizio del concerto e che pareva messa là da un'accorta regia, tanto che s'è meritata l'applauso del pubblico.
però.
voglio fare le bucce alla scelta del repertorio. la prima parte è stata dedicata tutta alla riproposizione di the dark side of the moon, integralmente e quasi senza interruzioni; dopo un breve intervallo, si è proseguito con titoli presi abbastanza a casaccio; cito a memoria e secondo l'album (forse non saranno tutti - si è capito che da un certo punto in poi ero piuttosto distratto, se non infastidito?):
shine on, you crazy diamond
welcome to the machine
wish you were here
cymbaline
if
one of these days
in the flesh
mother
another brick in the wall
nobody home
comfortably numb
run like hell
tirando le somme, oltre al citato tdsotm, a parte tre, hanno suonato pezzi da wish you were here e da the wall. tutto bene. oh, noi tutti floydiani amiamo dark side e ce lo ascoltiamo in media... no, non lo ascoltiamo più perché ci suona in mente e lo si mette sul lettore giusto ogni tanto, e ovviamente amiamo alla follia wish, come pure (ma forse un po' meno) amiamo the wall, ma...?
...sono la parabola discendente della storia dei pink. ironia inconsapevole e involontaria, prima del concerto stavano mandando il documentario della bbc della serie classic albums che riguardava la storia di tdsotm: sarebbe bastato guardarselo e ascoltare (o leggere i sottotitoli) per capire che, per quanto rappresenti lo stato dell'arte della musica dei floyd, è stato anche un punto di non ritorno, il punto in cui sei consapevole di essere un semidio e di avere a disposizione illimitati mezzi, e diventa difficile rimanere integri e non cedere a personalismi, narcisismi, botte di strabordanza dell'ego - cosa che puntualmente è avvenuta e minuziosamente raccontata in the wall, con tutte le nevrosi di waters che diventano causa ed effetto di un album molto vicino al delirio paranoide. come anche wish you were here altro non è che una accorata constatazione di quanto i floyd avessero perduto in spontaneità e lucida follia, pur guadagnando in fama, notorietà e denaro senza per questo perdere del tutto in onestà intellettuale. però, però, i tempi del pazzo diamante sono andati per sempre, ingoiati nei buchi neri che barrett aveva in fondo agli occhi.
roba che ogni volta che vedo quanto fosse
bello
syd barrett da giovane - e sano - mi verrebbe da piangere.
insomma, noi che amiamo i floyd fin dai rumori spaziali di astronomy domine e magari anche da prima, che sappiamo quanto la follia barrettiana abbia spianato la strada ai pink floyd che son venuti dopo, ameremmo anche, ogni tanto, sentire che ne so, set the controls, oppure careful, o magari arnold layne, o anche solo see emily play.
e mò scusate che c'ho sul piatto the piper at the gates of dawn.
martedì 22 luglio 2014
un appello con scarsa speranza
sull'onda della nostalgia provocata dalla visione di "one down five to go", simo ed io ci siamo messi a (ri)guardare monty python and the holy grail.
sconforto.
affidare il doppiaggio di una cosa sottile come i monty python a quei (vituperio a piacere) del bagaglino è stata una scelta perlomeno criminale: voci a cazzodicane, dialoghi e contenuti stravolti. lo so, è cosa nota e stranota, ma penso che un vero fan dei python dovrebbe scriverlo un giorno sì e l'altro no, e magari far girare una petizione per far ridoppiare il film da qualcuno con un po' più di cervello e di rispetto per gli autori.
ecco, magari, nel quarantennale dell'uscita del film, poteva essere una buona idea per un omaggio, seppur tardivo.
per tutti, un frammento in lingua originale,
...e magari potete leggere il copione.
sconforto.
affidare il doppiaggio di una cosa sottile come i monty python a quei (vituperio a piacere) del bagaglino è stata una scelta perlomeno criminale: voci a cazzodicane, dialoghi e contenuti stravolti. lo so, è cosa nota e stranota, ma penso che un vero fan dei python dovrebbe scriverlo un giorno sì e l'altro no, e magari far girare una petizione per far ridoppiare il film da qualcuno con un po' più di cervello e di rispetto per gli autori.
ecco, magari, nel quarantennale dell'uscita del film, poteva essere una buona idea per un omaggio, seppur tardivo.
per tutti, un frammento in lingua originale,
...e magari potete leggere il copione.
mercoledì 2 luglio 2014
senza gridare al miracolo
jersey boys è un bel film, o perlomeno un film godibile. non cambierà la vostra vita, non vi fornirà risposte, né indicazioni, né illuminazioni su cose conosciute ma viste da un diverso punto di osservazione; però vi terrà attaccati alla poltrona e, dopo due ore e mezza di spettacolo, vi troverete a dire: "già finito?". almeno, a me è successo: forse perché mi appassiona tutto ciò che racconta come nasce la musica, forse perché clint eastwood ha la mano giusta per raccontare, quella cioè che ti espone la storia senza infiocchettarla con espressioni troppo personali, forse perché gli attori son tutti davvero bravi, anche nel recitare la scontatezza e la prevedibilità di certi comportamenti. e probabilmente ha ragione dantès: potendo, sarebbe meglio guardarlo in lingua originale.
e poi il balletto finale è imperdibile.
e poi il balletto finale è imperdibile.
giovedì 26 giugno 2014
committed
mi domando, oziosamente, che gusti avrei avuto in fatto di uomini, se fossi nato donna. non mi rispondo: uno, perché non soffro (ancora) di sdoppiamento della personalità, e due, perché i periodi ipotetici dell'irrealtà mi risultano molesti, soprattutto in materia di cambio di sesso. dai, lo abbiamo conosciuto tutti, uno che diceva che, se fosse rinato donna, l'avrebbe data a mezzo mondo. comunque io, in caso di reincarnazione con cambio di genere, non avrei l'ambizione di salvare metà del mondo maschile dalla verginità, ma solo di godermela al meglio.
una volta, con un'amichetta di letto, si giocava a fare le zoccole in tal senso, e si decise all'unanimità dei pareri che uno a cui l'avremmo data volentieri era jack white: impressione che confermo assolutamente anche oggi. beccatevi questa:
parlando non più da femmina imputtanita (o da puttana infemminita, dipende) ma da ex musicista, quel che mi piace di jack white è che è un animale, ma non è una bestia; che si atteggia, ma non è uno sbruffone. l'idea che dà è quella di un musicista di altri tempi, tempi pionieristici quando una fender costava un occhio e allora ti dovevi arrangiare con quello che c'è; tempi ammantati di mistero e mitologia - secondo me jack white crede fermamente che robert johnson abbia incontrato il diavolo a un crocicchio - in cui il musicista era una specie di sciamano, uno che possiede un sapere e lo usa non per il suo potere personale, ma per rendere un servizio e, in definitiva, per migliorare il mondo (comunque le groupies son sempre benvenute, che c'entra).
jack white è diventato per me un idolo assoluto quando ho visto it might get loud: una chiacchierata fra tre amici e colleghi, due dei quali si trovano casualmente ad essere due leggende viventi del rock - jimmy page e david evans aka the edge - e il terzo è appunto lui, che secondo me avrebbe tutte le carte in regola per diventare pure lui una leggenda, se solo ancora si creassero miti e leggende attorno alle rockstar, perché lui si comporta come se fosse già una leggenda, cioè mantenendo l'equilibrio tra la consapevolezza dei propri mezzi e il rispetto per la musica e per la creatività stessa, come se fossero doni che gli vengono da altrove, un altrove che in questo caso non è divino ma estremamente umano - gli echi di page e bonham nel suo stile chitarristico e batteristico sono ben evidenti.
insomma, un occhio riverente al passato e uno, sfrontato, rivolto al futuro, con i piedi saldamente piantati nella tradizione del rock e del blues più sanguigni. e un volume che devasta, come un toro che scalcia. fatevi un favore: guardando il video collegate il pc a un impianto audio potente e alzate ben benino il volume.
ecco: probabilmente a jack white gliela darei per questo suo essere (o perlomeno sembrare) committed, impegnato, ma con una sfumatura di devozione. e se sei committed nella musica, magari lo sei anche a letto.
sempre se fossi una donna, beninteso.
una volta, con un'amichetta di letto, si giocava a fare le zoccole in tal senso, e si decise all'unanimità dei pareri che uno a cui l'avremmo data volentieri era jack white: impressione che confermo assolutamente anche oggi. beccatevi questa:
parlando non più da femmina imputtanita (o da puttana infemminita, dipende) ma da ex musicista, quel che mi piace di jack white è che è un animale, ma non è una bestia; che si atteggia, ma non è uno sbruffone. l'idea che dà è quella di un musicista di altri tempi, tempi pionieristici quando una fender costava un occhio e allora ti dovevi arrangiare con quello che c'è; tempi ammantati di mistero e mitologia - secondo me jack white crede fermamente che robert johnson abbia incontrato il diavolo a un crocicchio - in cui il musicista era una specie di sciamano, uno che possiede un sapere e lo usa non per il suo potere personale, ma per rendere un servizio e, in definitiva, per migliorare il mondo (comunque le groupies son sempre benvenute, che c'entra).
jack white è diventato per me un idolo assoluto quando ho visto it might get loud: una chiacchierata fra tre amici e colleghi, due dei quali si trovano casualmente ad essere due leggende viventi del rock - jimmy page e david evans aka the edge - e il terzo è appunto lui, che secondo me avrebbe tutte le carte in regola per diventare pure lui una leggenda, se solo ancora si creassero miti e leggende attorno alle rockstar, perché lui si comporta come se fosse già una leggenda, cioè mantenendo l'equilibrio tra la consapevolezza dei propri mezzi e il rispetto per la musica e per la creatività stessa, come se fossero doni che gli vengono da altrove, un altrove che in questo caso non è divino ma estremamente umano - gli echi di page e bonham nel suo stile chitarristico e batteristico sono ben evidenti.
insomma, un occhio riverente al passato e uno, sfrontato, rivolto al futuro, con i piedi saldamente piantati nella tradizione del rock e del blues più sanguigni. e un volume che devasta, come un toro che scalcia. fatevi un favore: guardando il video collegate il pc a un impianto audio potente e alzate ben benino il volume.
ecco: probabilmente a jack white gliela darei per questo suo essere (o perlomeno sembrare) committed, impegnato, ma con una sfumatura di devozione. e se sei committed nella musica, magari lo sei anche a letto.
sempre se fossi una donna, beninteso.
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