martedì 22 maggio 2012

come va?

l'unica risposta possibile a questa domanda è "bene", nelle sue varie declinazioni: "bene, dai", "bene, grazie", "tutto sommato bene", eccetera. perché se stai una merda, di solito gli altri lo sanno o perlomeno si vede, e domandare è pleonastico, quando non offensivo. allo stesso modo, se la risposta più onesta sarebbe "bene, ma...", in realtà è una risposta che non si dà quasi mai, perché quelli che ci conoscono bene sanno già tutto e per loro basta un breve aggiornamento, e agli altri non val la pena di stare a raccontare miserie e contrarietà, a meno di avere un carattere incline all'autocommiserazione.

ma quando è il tuo amore che ti domanda "come va?" non è una generica richiesta di informazioni superficiali, e allora c'è bisogno di una risposta molto circostanziata e che scenda a scandagliare le profondità dell'animo.

sto bene, sto benone, roba che fa pure rabbia. se stessi male, potrei consolarmi col fatto che sì, non faccio più un cazzo, ma tanto sto male, nemmeno ne avrei voglia. e invece sto benone, mi sento un leone. ma in gabbia. di roba interessante, in giro, ce n'è quanta ne vuoi; per me il problema è casomai che non mi posso più permettere un cazzo, ma questo già lo sai ed è inutile tornarci sopra. se no, basta andarsene un pomeriggio al mare, o a esplorare i monti qua intorno; una cavalcata in moto, una visita a un amico, un cinema in compagnia. piccole cose, mica si pretende il weekend a st. tropez; ma ormai son diventate fuori portata anche quelle.

guarda, la realtà di qua è deprimente, questo è un fatto: terni è una delle città più tristi che ho mai visto. ma stigrancazzi, io non sono così e tanto mi basta: sono pronto a cogliere qualsiasi opportunità per ravvivarmi, solo che son costretto a evitare di spendere, e questo è frustrante, ché diventa un circolo vizioso.

mi sento una molla compressa, evito di dar sfogo all'energia repressa in senso negativo perché so che mi farei solo male. ogni tanto viene l'impulso di prendere a sganassoni qualcuno, o anche solo a male parole, ma non avrebbe altro esito, e poi mi spieghi che minchia di sfogo è? me ne trattengo perché porterebbe solo conseguenze negative, e poi è uno sfogo del cazzo: lascia il tempo che trova e non aggiunge niente alla situazione.

come venir fuori da tutto questo, da questa quotidiana guerra di trincea? perché vivere, ormai, per quelli come noi, questo è diventato: una guerra di posizione, dove per conquistare un metro possono essere necessari anche sacrifici ingenti. ma più che ai nostri soldati della prima guerra mondiale, troppo spesso plagiati dalla propaganda nazionalista e da dosi massicce di grappa, penso come paragone ai guerriglieri vietcong, ai resistenti all'invasione yankee, che hanno dimostrato la loro superiorità con la conoscenza del territorio e con la capacità di sopravvivere anche in condizioni disumane. ma motivati, cazzo. perché quella era casa loro, e quei figli di puttana se ne dovevano andare.

e la mia motivazione sei tu, la possibilità che intravedo, attraverso le nostre miserie, di avere domani una vita insieme che non sia solo sopravvivenza e guerra di posizione. magari non dopodomani, ché non sono più un ragazzino.

come va? bene, dai.

martedì 15 maggio 2012

il fatto in sé

il fatto, in sé, conta poco, quante volte lo si sente dire? e solitamente, infatti, una singola contrarietà, presa da sola ed estrapolata dal suo contesto, ma anche al suo interno, ha una rilevanza del tutto relativa, anche quando assume i contorni della batosta. ci si riprende anche dalle batoste: se ne uscirà magari diversi, ma ci si riprende.

il fatto è che nessun evento è mai puntiforme, allo stesso modo che nessun terremoto scoppia all'improvviso senza qualche scossa di avvertimento, o almeno senza una causa scatenante che abbia lavorato per anni, decenni, e abbia fatto da premessa all'esplosione. però, il lavoro di caricamento rimane sotterraneo e invisibile ai più: proprio come i terremoti, gli sbroccamenti delle persone non si possono prevedere. ci vorrebbe che ciascuno di noi avesse un osservatore esterno che ci seguisse e segnalasse agli altri che la soglia di attenzione per quell'individuo comincia ad essere elevata, magari così qualcuno eviterebbe di salirgli sui testicoli con gli scarponi chiodati. e invece no.

vabbè, tutto questo per dire cosa? che l'episodio che adesso vi racconto, in sé, conta poco, appunto, ma mi ha dato modo di riflettere: ieri sono andato a trovare i figli, a casa della mia ex moglie; visita non programmata, ma c'era da aiutare il pargolo per via di un compito particolare che presupponeva competenze di informatica. solitamente, parcheggio nella stradina dietro casa sua, che è senza uscita e anche piuttosto stretta: siccome c'è sempre la fila di auto parcheggiate, più di uno alla volta non ci si passa. a un certo punto esco per fare delle commissioni e vedo che, là dove la stradina fa angolo per ricongiungersi poi con la strada principale, c'è una punto ferma davanti al cancelletto di un'abitazione, con una persona seduta al posto del passeggero, che bloccava la stradina in maniera totale. mi fermo e attendo pazientemente, perché cerco sempre di mettermi nei panni altrui e penso che se io avessi fatto una cazzata simile, l'avrei fatta solo spinto dalla necessità e nella assoluta certezza che avrei spostato l'auto nel giro di un minuto al massimo. tipo: cazzo non ho preso gli occhiali. faccio un salto.

invece, di minuti ne passano due e anche tre, al che mi permetto di dare un paio di colpi di clacson. tanto, là son tutte casette a due piani, l'improvvido autista sicuramente avrà modo di sentire. e poi avrà anche la coscienza sporca e le orecchie dritte, no?

no. nel frattempo, alle mie spalle arriva un'altra auto, il cui conducente, senza por tempo in mezzo, scende e va a chiedere lumi all'occupante della punto. dopo un breve scambio di battute, si apre la portiera e ne scende un anziano che, con grande lentezza e appoggiandosi al cofano, fa il giro dell'auto, si mette al posto di guida e infine sposta il tappo a marchio fiat. e la cosa non si è nemmeno risolta così, perché da dietro l'angolo provenivano altre due auto, nel senso contrario al mio, e quindi c'è stato bisogno di tutto un balletto di auto avanti e indietro passi di qua che io passo di là aspetti alzi una ruota ché così io ci passo sotto e alla fine ce l'abbiamo fatta a farcela.

qualcuno dirà: perché non sei sceso prima tu, a domandare per quale minchia di motivo bisognava tenere bloccata la stradina? giusta osservazione, tant'è che me la son fatta io prima di voi, questa domanda. e mi son risposto che non l'ho fatto perché se no avrei mandato affanculo, e anche con grande enfasi, il vecchiotto, il suo presunto figliolo che lo abbandona dentro un'auto che blocca tutto il traffico, trentasei dei suoi parenti ancora in vita, la sua intera schiatta da oggi e fino alla settima generazione indietro e quelle prossime venture, la cittadinanza tutta, la punto, tutta la fiat con marchionne a fare la locomotiva e su su fino al di(.)p(.)rc(.) che, statene certi, mi avrebbe sentito.

troppo? eh, lo so. in fondo, che è successo mai? ho solo aspettato tre-quattro minuti dentro un'auto. non avevo particolarmente fretta, non c'erano urgenze da soddisfare, non pioveva nemmeno. il fatto è che, nella giornata (che era un lunedì, lo ricordiamo, e nella fattispecie un lunedì di quelli che il giorno prima mi tocca abbandonare l'amore mio), l'evento era stato preceduto da:
- telefonata della ex moglie (per darvi un'idea di quanto le gradisca, le ho assegnato come suoneria l'inizio di thriller) che mi istruiva sugli eventi del pomeriggio e non perde l'occasione di raccontarmi le sue personali peripezie (e sticazzi non me ce lo metti? ti dò una notizia: non siamo più sposati da sette anni);

(da 0'33" a 0'45")
- spesa affannata alla coop, di corsa perché figlia2 veniva abbandonata da sola in casa dalle due e mezza e fino al momento del mio arrivo;
- passaggio forzato per casa a recuperare un mouse perché l'allegra famigliola ha deciso di poterne fare a meno e io no;
- accompagnamento di figlia2 a lezione di danza;
- altra telefonata di ex moglie che avverte che la babysitter non sarà a casa prima delle otto e un quarto (daje);
- passaggio al super perché c'è da comprare la cena per i pargoli poi-ti-ridò-i-soldi (see, credeghe ai ufo);
- sedazione estemporanea dei vari conflitti generazional-ormonali tra fratello e sorella;
- combattimento strenuo contro il notebook dell'allegra famigliola (li detesto).

certo, certo, siamo ancora nell'ambito delle stronzate: quisquiglie, pinzillacchere, avrebbe detto totò. il fatto è che è uno stillicidio quotidiano di gente che non ti dà la precedenza, di idioti che ti sorpassano e poi ti rallentano davanti, di posta che non ti viene consegnata, di fornitori accidiosi, di uno stipendio che non arriva mai alla fine del mese, di tanti chilometri da fare ogni giorno, di una lontananza amorosa che non è facile da sopportare, di una mancanza di prospettive che ormai è cronica. e per non sbroccare contro chi non ha altra colpa se non quella di essere arrivato alla fine di questa lunga fila di contrarietà, ci vuole un grande, grandissimo esercizio di autocontrollo.

e scusate lo sfogo.

venerdì 11 maggio 2012

it's only rock 'n roll

domenica figlio1 va ad assistere al suo primo concerto. sì, vabbè, è vero, due anni fa lo avevo portato a vedere elio e le storie tese, gli è piaciuto, ma non lo ha entusiasmato; domenica va a vedere il suo gruppo preferito, e questo è quel che fa la differenza. non importa che i rocchettari in questione abbiano quasi l'età di papà: l'atmosfera del concerto allo stadio, la trasferta, la serata storica (proporranno per la prima volta dal vivo, per intero, il loro disco più famoso) sono ottime premesse per un imprinting notevole.

anche io ho visto il mio primo concerto a 12 anni. una specie di matinée alle quattro di pomeriggio, di novembre, a teatro; suonavano le orme, precedute da mauro pelosi, cantautore di cui ho presto perso le tracce. e si dirà: sticazzi, le orme! certo, concordo. adesso, a 52 anni e dopo aver visto qualche concertuzzo, se qualcuno mi propone di andare a vedere le orme gli dico anche no, grazie. ma quarant'anni fa, il ragazzino affamato di musica che ero sarebbe andato a vedere pure il corrispettivo di gigi d'alessio, pur di sentir suonare dal vivo. di andar fuori città per assistere a un concerto di pulciosi capelloni, non se ne parlava proprio, e questo è il motivo (oltre a una disponibilità economica cronicamente scarsa) per cui mi son perso qualsiasi cosa fosse possibile perdersi: non parliamo dei led zeppelin a milano (ero infante!), ma pure di tutti i concerti del parco lambro, o delle incursioni italiane di frank zappa, pink floyd, genesis. mi son preso una parziale rivincita da adulto, andando ai concerti di diversi singoli componenti dei gruppi storici del rock: peter gabriel, robert plant, steve hackett, sting, david byrne, robert fripp. ve lo dirò, non è lo stesso. ma fa curriculum.

buon concerto, giac. divertiti, fai tante foto. e magari chiamami quando attaccano enter sandman e fammene sentire un po'.


venerdì 4 maggio 2012

cominciare bene la giornata


vi faccio vedere la prima pagina di un giornale di cui non condivido nemmeno il fatto che si consumino i denti delle motoseghe che abbattono gli alberi per fare la carta che serve per stamparlo, per un motivo molto semplice: per un lapsus bellissimo che corradino mineo, direttore di rainews24, ha fatto stamattina durante la rassegna stampa: invece che la marcia su monza, ha detto la marcia su norcia.

io non sono bravo in queste cose, ma già freud sosteneva - secondo me a ragione - che dietro ogni lapsus o atto mancato c'è sempre un'intenzione non dichiarata, un pensiero non esplicitato. e allora, mettiamo insieme gli elementi che abbiamo: tra monza e norcia ci corre un abisso, e non solo in termini geopolitici: linguisticamente, hanno solo in comune due vocali e il fatto di essere entrambe bisillabe, ma ci sta che ti impappini e riesci a dire norcia perché un attimo prima hai detto marcia. ma che cosa è stato che ha suggerito norcia a mineo? appena sotto il titolo c'è il profilo di berlusconi, che è quello che dovrebbe marciare su monza. o su norcia. e cosa si fa a norcia? la parola norcineria vi fa venire in mente niente...?

...mi sono rotolato sul divano in preda al convulso.

:-D :-D

giovedì 26 aprile 2012

vantaggi del tempo che passa

la festa della liberazione, l'ho passata tutta insieme ai figli. prima di pranzo c'è stato un simpatico siparietto in cui figlia2 ed io abbiamo improvvisato una coreografia su musica di fatboy slim, mentre il pranzo è stato allietato dalla visione di total wipeout con commento musicale casuale che proveniva dall'altra stanza ma che si è rivelato azzeccatissimo in più momenti.

dopo pranzo, è stata accolta con estremo favore la mia proposta di andare a fare i compiti all'aria aperta, approfittando del lento ritorno del sole. e i compiti li abbiamo anche fatti, tra una gara e l'altra di equilibrismo a cronometro su tondino di ferro (prossima specialità olimpica), finché a un certo punto, visto che figlia2 continuava a perdere tempo piuttosto che liberarsi rapidamente delle incombenze e invece figlio1 aveva finito, lui ed io siamo andati a far due passi.

e là mi sono accorto che giacomo è diventato una delle poche persone con cui parlo, laddove intendo il verbo nel suo significato più stretto, visto che passo per una persona estremamente silenziosa. e in realtà è così: ho imparato a risparmiare il fiato per riservarlo a chi è disposto ad ascoltarmi. è presunzione, la mia? può darsi. il fatto è che presuntuosamente penso che anche quando parlo di cose comuni, le condisco comunque con il mio sentire, e il mio sentire non è mai banale, né posso certo pretendere che tutti lo condividano. ecco, allora mi arrogo il diritto di scegliere il mio pubblico, diciamo.

a giacomo parlo senza inibizioni, soprattutto senza quella che per me è la più grande, cioè quella che mi impedisce di parlare, coi più, di cose quotidiane o comunque di rilevanza relativa, perché detesto le ovvietà e non mi va di ribadire che non ci sono più le mezze stagioni solo per compiacere l'horror vacui del mio interlocutore. lui è curioso di tutto e quindi tutto diventa un argomento di conversazione - dieci minuti spesi solo commentando un tizio in parapendio - e non fa mai domande non pertinenti. sappiamo entrambi che il suo e il mio sono mondi lontani, ma tutti e due ascoltiamo le storie dell'altro senza pensare "che stronzata".

l'altra è forse più piena di sé, meno propensa a mettersi in discussione, anche quando è evidente che, nella vita, lei è solo una praticante mentre altri hanno già decenni di esperienza. però in una cosa è maestra assoluta: nel fare domande che necessitano di una risposta complessa dal sedile posteriore dell'auto. ha cominciato ad anni cinque con "ma perché tu e la mamma vi siete separati?" e prosegue la tradizione ieri con "ma perché tu non credi in dio?".

insomma, se dovesse venir fuori una compagine di partigiani che decidesse di andare sui monti, ho paura che dovrei declinare l'eventuale invito causa limiti di età. facevamo che la mia resistenza la faccio cercando di far restare i miei figli svegli, critici e consapevoli? e magari trovando il tempo per due stronzate divertenti.


venerdì 20 aprile 2012

choose wisely

ora, ci sono un paio di cose che continuano a ronzarmi nella mente anche se dovrei averle superate. e da un punto di vista - diciamo - psicoanalitico, le ho superate: il dolore che mi provocavano l'ho affrontato e sconfitto, ma, una volta di più, sapere che l'ho in culo non aiuta, se la consapevolezza non serve a rimuovere gli ostacoli. che invece se ne stanno lì belli indisturbati.

conversazione immaginaria:
"mi hai nel culo"
"lo so. ma non è colpa mia"
"lo so. ma mi hai nel culo lo stesso"
"e non te ne vai?"
"no."

è che il passato non si può cambiare (you don't say!?), in compenso il passato a volte (spesso) cambia te.

correva l'anno 2005 quando comunicai all'allora vivente genitore la mia decisione di emigrare in francia. come ogni democristiano di razza, spostò da subito il punto della questione dall'ambito squisitamente materiale della faccenda (che era l'unico che contasse e che mi aveva spinto a prendere tale decisione) a quello filosofico-morale, cioè là dove lui si sentiva inattaccabile, sentendosi una specie di abramo lincoln de noantri, un'autorità morale ineccepibile nei pensieri, nelle parole, nelle opere e nelle omissioni. il fatto è che mi sentivo e mi sento ineccepibile pure io, e infatti ho avuto gioco facile nel tenere il punto contro le sue argomentazioni, perché - eccheccazzo - se restiamo nel campo delle opinioni, le mie valgono quanto le tue. il bel finale della conversazione (durante la quale, come è ovvio immaginare, scagliò contro di me qualsiasi anatema) fu che, vistosi sconfitto sul piano teorico, ribaltò di nuovo i termini della questione riportandola sul piano pratico e finalmente sentenziò: "tu sei sempre stato troppo innamorato della filosofia". la mia replica fu: "dammi un'alternativa praticabile". il suo silenzio fu il colpo di gong che segnalò la fine dell'ultimo round.

ma vaffanculo, caro papà: te lo dico di tutto cuore e senza astio, e non soltanto perché poi io ho fatto quel che volevo fare e pure a cuor leggero, né mi sono mai sentito in colpa per averlo fatto, ma perché la storia poi ha anche dato ragione a me, nel senso che emigrare in un paese civile, in quel momento storico, era la scelta vincente, e rimanervi sarebbe stato ancor più saggio, ma son dovuto tornare mio malgrado. inoltre, al mio ritorno, ho anche trovato quel che ho trovato: nel senso che, alla morte di abe lincoln, s'è scoperchiato il vaso di pandora delle cazzate che aveva combinato, che comportavano un'eredità fatta di un appartamento del quale si era guardato bene di fare donazione ai figli anche se sapeva di avere un cancro (e per inciso anche quasi ottant'anni, ma si sa, abe lincoln è immortale per definizione), ma anche e soprattutto di cinquantamila euro (dicansi cinquantamila. euro.) di debiti contratti per l'acquisto a rate di libri similpregiati, inutili e incommerciabili. per dare un'idea meno approssimativa della questione, lui, parastatale pensionato con una rendita di 1300 euri al mese, pagava alle varie finanziarie un totale mensile di 700 euro. in compenso, aveva prestato alla sua amante (definizione di amante per me che non son moralista: lui era vedovo, ma lei no), nel corso degli anni, un totale di 110 milioni di lire. un po' alla volta, lei aveva cominciato a restituirli, finché alla morte di abramo era rimasto un credito di 32.000 euro. la signora, al funerale, mi si avvicinò e disse che dovevamo parlare, bontà sua, e si impegnò a continuare a rimborsare, sempre un po' alla volta. dei trentadue ne ho rivisti quattordici, ma da un paio d'anni la tipa si è dileguata, e siccome il prestito era stato fatto sulla fiducia e sull'onore (rido), non ho alcuna pezza d'appoggio su cui poter far conto, quindi immagino che posso dire addio ai miei (nostri: miei e di mia sorella) diciottomila euri. per non parlare dei trentamila che abramo aveva investito in bond argentini. ah ne ho parlato? bè, ne son tornati a casa solo novemila.

insomma, il campione della moralità aveva fatto un casino puttano, mentre questo improvvido egoista irresponsabile che scrive, se morisse oggi, se non altro non lascerebbe debiti ai suoi eredi. per dire, nel conto corrente del campione di rettitudine non c'erano nemmeno i soldi per pagare il funerale. il fatto è che io sarò anche troppo innamorato della filosofia (frase che poi ho risentito in bocca alla mia ex moglie... e anche là avrei da togliermi un sassolino dalla scarpa... ma questa è un'altra storia. no, è la stessa con altri protagonisti, vabbè), ma poi nella pratica non solo so cavarmela meglio di tanti praticoni ghepensimì, ma ho anche la vista più lunga di tanti altri che passano per previdenti solo perché hanno paura di qualsiasi cosa sia a loro ignota e a te che osi danno del pazzo incosciente.

responsabile, etimologicamente, significa "capace di dare una risposta", il che presuppone che qualcuno abbia fatto una domanda. ora, se la risposta che vi dò io non vi piace, siete padroni di non seguirne il consiglio, ma poi non rompete il cazzo quando, per seguire quello della risposta che vi piaceva di più, vi ritrovate con le pezze al culo. e sai che c'è? che sapere che avevo ragione io ma ritrovarmi con le pezze al culo lo stesso, non mi consola per un cazzo. proprio per un cazzo.

giovedì 19 aprile 2012

puff

è vero, sospiro tanto. mò che il mio amore me lo ha fatto notare, ci faccio caso e sì, ogni tanto (ma direi ogni poco) tiro un sospirone. roba che l'amore mio, sempre timorosa di non essere sufficientemente, aveva paura che io mi stessi annoiando e manifestassi così la mia insofferenza ma no, no. sospiro e puffo anche da solo, anche mentre non faccio niente, anche mentre non penso a niente.

o magari penso a qualcosa e non lo so.

sarà che c'è un'aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria o che ne so io. il fatto è che sicuramente c'è poco da stare allegri, anche e soprattutto perché son tutti capaci a lamentarsi, perché di lamentele ognuno c'ha la sua da fare, ma poi tutto finisce là.

stamattina mi sono sciroppato un'ora di cammino, dall'officina dove ho lasciato l'auto all'ufficio. sette chilometri e rotti, poi, quando ormai ero in dirittura d'arrivo, arriva alle mie spalle una collega e mi dà l'ultimo strappo. questo ovviamente mi costerà la squalifica come a dorando pietri, ma mi ha fatto anche riflettere sul fatto che non mi era venuto in mente di domandare alla collega medesima se avesse potuto darmi un passaggio, visto che solitamente arriva in ufficio all'ora che sono arrivato stamattina (tardissimo, per i miei standard). orgoglio? ce-la-posso-fare-da-solo? no, è che sono abituato a pensare che esista un servizio pubblico e che magari abbia anche un certo livello di efficienza.

sbagliato, per fare sette e rotti chilometri avrei dovuto prendere due autobus e comunque nessuno di loro mi ha sorpassato mentre scarpinavo del più e del meno. ergo, ho risparmiato tempo. e da poco ho verificato che uno dei due autobus che dovrò prendere al ritorno c'è solo all'una o alle sei di pomeriggio, e in mezzo niente. se scaglio un vaffanculo, esagero?

finiamola qua, se no comincio col mio elenco di lamentele, che somigliano più o meno a quelle di chiunque sia costretto a lavorare per campare e divento soltanto noioso. come ha detto qualcun altro in maniera sicuramente più elegante, non mi serve a una sega sapere che ce l'ho nel culo, se questa consapevolezza non mi aiuta a togliermelo di là.

uno allora si rifugia nelle cose più intime e personali che sicuramente gli hanno dato sempre soddisfazioni e certezze. tipo, il sesso. fatto sta però che son tre o quattro giorni che manco mi tira il cazzo. e allora sai com'è, mi girano un po' le palle.

sarà che c'è un'aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria...


mercoledì 18 aprile 2012

umberto (quello bravo)

Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra [...] Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire "La pupa e il secchione" a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l'enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l'Africa.


In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l'assassinio di Matteotti ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell'aula "sorda e grigia". Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione.

lunedì 16 aprile 2012

e, per inciso

va' che bella questa. e in teoria non è nemmeno hardcore. in teoria.


postception: il post nel post

volevo scrivere qualcosa a riguardo della pornografia, esattamente volevo smentire il fatto che la pornografia (almeno quella mainstream) rappresenti comportamenti sessuali verosimili o/e praticati nella quotidianità, anche da persone sessualmente smaliziate. poi, per dare forza alle mie argomentazioni, sono andato alla ricerca del significato letterale della parola pornografia, e vi ho trovato spunto per un'altra riflessione.

vediamo il wikizionario: oscenità di scritti, disegni, immagini, ecc., in cui avviene una rappresentazione esplicita di soggetti erotici e sessuali.

oscenità? mah. vado a vedere il dizionario hoepli online (purtroppo il de mauro non è più disponibile da anni... una prece) e trovo la seguente definizione: rappresentazione di soggetti osceni per mezzo di discorsi, scritti, disegni, fotografie e spettacoli.

ancora quella parola. non contento, consulto la treccani online. dice: trattazione o rappresentazione (attraverso scritti, disegni, fotografie, film, spettacoli, video ecc.) di soggetti o immagini ritenuti osceni, fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore.

cedo. vado a controllare il significato di osceno.

hoepli: che offende il pudore con parole, azioni o immagini riferite alla sfera sessuale.

treccani: che offende gravemente il senso del pudore, soprattutto per quanto si riferisce all’ambito della sessualità [...] per estensione, turpe, laido, immondo, ripugnante.

il pudore? il senso del pudore? ragazzi, ma queste sono opinioni: ciascuno ha il senso del pudore che si ritrova, e quindi quel che è osceno per te può non esserlo per me, e viceversa. un vocabolario, qualsiasi strumento di consultazione, dovrebbe invece, a mio modestissimo parere, contenere dati oggettivi e non confutabili, come lo sono invece le opinioni. quindi, sempre secondo il mio modesto parere, definire pornografia come una rappresentazione di oscenità significa non definirla affatto. più corretta, anche se ha dovuto pagare il tributo del rispetto a chi-ne-sa-di-più, la definizione di wikizionario, che perlomeno a quella dell'oscenità aggiunge la definizione di rappresentazione esplicita di soggetti erotici e sessuali. che è quel che cercavo, vivaddio, e tutto sommato anche tutto quel che andava detto: un'informazione semplice e diretta. ma ne siamo più capaci?

comunque, torniamo all'intento originario: la pornografia, per definizione (rido un po', ma senza farmene accorgere), è la rappresentazione della sessualità umana, e il suo nocciolo duro (in inglese, hardcore) è la rappresentazione di atti sessuali reali, cioè non simulati. lasciamo per un attimo da parte il fatto che la definizione di atto sessuale è anch'essa piuttosto vaga e arbitraria e prendiamo per buona la definizione che hardcore sia qualcosa in cui si vede almeno un organo sessuale nell'esercizio delle sue funzioni. il fatto è che, a dispetto della definizione non plus ultra, raramente io trovo realistiche le funzioni rappresentate.

intanto, i protagonisti stessi sono poco credibili: le donne son quasi tutte artificiali e le poche che non lo sono, comunque, appartengono a un tipo di avvenenza stereotipata: giovani, toniche, levigate; gli uomini, idem: giovani, fisicati e con una mazza tanta - ma quello trova giustificazione nel fatto che, se fosse più corta, i corpi dovrebbero stare troppo vicini durante l'accoppiamento e non si vedrebbe più niente. ma poi, vogliamo parlare della gestualità? zum zum zum, zan zan zan, è sempre la solita frenetica tiritera. una cosa così io non mi eccito nemmeno a farla, figuriamoci a guardarla.

poche le eccezioni per quel che riguarda l'aspetto degli attori, moltissime invece le finzioni per quel che riguarda tutto il resto e vorrei dire a quei signori che no, non è così che si scopa: al massimo così ci si masturba col corpo altrui, in ogni caso non state fornendo un buon esempio, considerando che molto spesso la pornografia è l'unica fonte di informazione sul sesso che c'è a disposizione.