martedì 20 novembre 2012
poi, chissà
magari succede un miracolo, tipo che vinco alla lotteria senza nemmeno aver comprato il biglietto
giovedì 15 novembre 2012
riflessioni a margine di uno sciopero che io però no
ieri io son venuto al lavoro. i'm sorry, nun ce la posso fa', per tanti motivi. intanto, quello squisitamente egoistico che non me lo posso permettere. dice: facciamo uno sciopero contro l'austerità. oh yes! perché le uniche beneficiarie dell'austerità sono le banche. ok! e così il mese prossimo avrò una ritenuta di 50 euro sullo stipendio. sììì! e quindi il mio conto corrente scenderà (ulteriormente) in rosso! fuck yeah! scoperto su cui pagherò interessi. woo-hoo! che ingrassano le banche. yuu... hey, wait a minute...
dice: eh ma l'interesse personale dovrebbe essere messo da parte, perché a fronte di una imponente manifestazione popolare, chi ci governa non può restare sordo alle nostre istanze.
domanda 1: possibile che in 150 anni non si sia trovata una forma di protesta o/e di lotta diversa dallo sciopero? mettiamo il caso mio, di lavoratore dipendente di un'amministrazione pubblica che fa servizio amministrativo interno: chi minchia se ne accorge, se manco per un giorno? quale danno reco al mio datore di lavoro?
quelli come me, una volta si chiamavano crumiri, termine che, lei m'insegna, deriva dal nome della tribù tunisina dei Khumir [...], che acquisì notorietà verso la fine dell'Ottocento per le numerose scorrerie tra Tunisia e Algeria che diedero il pretesto alla Francia per occupare la Tunisia (fonte: Wikipedia). orbene, mettiamo che io vada in piazza a far numero per farmi vedere che siamo tanti e abbiamo le nostre ragioni da vendere. poi accade che un gruppo di testedicazzo si mette alla testa del mio corteo, si infila i passamontagna e i caschi e cerca di menare i poliziotti (io che ai cortei partecipavo già negli anni '70 ho sempre il sospetto che quelli che fanno casino e quelli che poi li reprimono provengano dalle stesse caserme, ma io sono un vecchio ex comunista dietrologo). e così finisce che i poliziotti menano anche te, me e lui e lei perché improvvisamente diventiamo tutti facinorosi.
domanda 2: questi (le testedicazzo di cui sopra, ammesso che non siano infilitrati) come li chiamiamo?
a corollario di tutto ciò, stamattina mi tocca leggere questo articolo in cui si magnificano le doti di parsimonia della disoccupata che non s'è persa d'animo e afferma di vivere con 5 euro al giorno per cinque persone. a parte che, per esperienza personale, dubito fortemente sulla veridicità dell'affermazione, trovo fuorviante, mistificatorio e anche disonesto fare pubblicità a queste forme di sopravvivenza al limite della miseria, facendole apparire come una valida alternativa e magari anche più sana rispetto all'esistenza industrializzata che siamo abituati a condurre (e tralascio i commenti sui commenti). certo, in mancanza di meglio, si sopravvive anche con poco più di niente: c'è anche gente che si riduce all'accattonaggio, vogliamo prendere esempio anche da loro?
(e questa era la domanda 3)
siamo sempre là: in italia non c'è spazio per il concetto stesso di aggregazione. mezza europa (quella metà che effettivamente dalla politica di austerità ci rimette soltanto) decide di manifestare, ma in italia allo sciopero aderisce solo la cgil. e finché ci sarà chi applaude quelli che applicano l'italica "arte di arrangiarsi", si instillerà nelle menti deboli (e negli ultimi vent'anni, grazie a voi-sapete-chi, ce n'è stata un'epidemia) l'idea che tutto sommato sì, ma in fondo che bisogno c'è dello stato, ce la possiamo anche fare da soli. e anche se siamo obbligati a pagare le tasse e coi nostri soldi ci pagano le puttane, sticazzi, noi possiamo vivere anche con un euro al giorno.
come no. e magari anche lavorare dodici ore al giorno, per quell'euro.
dice: eh ma l'interesse personale dovrebbe essere messo da parte, perché a fronte di una imponente manifestazione popolare, chi ci governa non può restare sordo alle nostre istanze.
nella foto: angela merkel, christine lagarde, mario monti ed elsa fornero impressionati dallo sciopero
domanda 1: possibile che in 150 anni non si sia trovata una forma di protesta o/e di lotta diversa dallo sciopero? mettiamo il caso mio, di lavoratore dipendente di un'amministrazione pubblica che fa servizio amministrativo interno: chi minchia se ne accorge, se manco per un giorno? quale danno reco al mio datore di lavoro?
quelli come me, una volta si chiamavano crumiri, termine che, lei m'insegna, deriva dal nome della tribù tunisina dei Khumir [...], che acquisì notorietà verso la fine dell'Ottocento per le numerose scorrerie tra Tunisia e Algeria che diedero il pretesto alla Francia per occupare la Tunisia (fonte: Wikipedia). orbene, mettiamo che io vada in piazza a far numero per farmi vedere che siamo tanti e abbiamo le nostre ragioni da vendere. poi accade che un gruppo di testedicazzo si mette alla testa del mio corteo, si infila i passamontagna e i caschi e cerca di menare i poliziotti (io che ai cortei partecipavo già negli anni '70 ho sempre il sospetto che quelli che fanno casino e quelli che poi li reprimono provengano dalle stesse caserme, ma io sono un vecchio ex comunista dietrologo). e così finisce che i poliziotti menano anche te, me e lui e lei perché improvvisamente diventiamo tutti facinorosi.
domanda 2: questi (le testedicazzo di cui sopra, ammesso che non siano infilitrati) come li chiamiamo?
a corollario di tutto ciò, stamattina mi tocca leggere questo articolo in cui si magnificano le doti di parsimonia della disoccupata che non s'è persa d'animo e afferma di vivere con 5 euro al giorno per cinque persone. a parte che, per esperienza personale, dubito fortemente sulla veridicità dell'affermazione, trovo fuorviante, mistificatorio e anche disonesto fare pubblicità a queste forme di sopravvivenza al limite della miseria, facendole apparire come una valida alternativa e magari anche più sana rispetto all'esistenza industrializzata che siamo abituati a condurre (e tralascio i commenti sui commenti). certo, in mancanza di meglio, si sopravvive anche con poco più di niente: c'è anche gente che si riduce all'accattonaggio, vogliamo prendere esempio anche da loro?
(e questa era la domanda 3)
siamo sempre là: in italia non c'è spazio per il concetto stesso di aggregazione. mezza europa (quella metà che effettivamente dalla politica di austerità ci rimette soltanto) decide di manifestare, ma in italia allo sciopero aderisce solo la cgil. e finché ci sarà chi applaude quelli che applicano l'italica "arte di arrangiarsi", si instillerà nelle menti deboli (e negli ultimi vent'anni, grazie a voi-sapete-chi, ce n'è stata un'epidemia) l'idea che tutto sommato sì, ma in fondo che bisogno c'è dello stato, ce la possiamo anche fare da soli. e anche se siamo obbligati a pagare le tasse e coi nostri soldi ci pagano le puttane, sticazzi, noi possiamo vivere anche con un euro al giorno.
come no. e magari anche lavorare dodici ore al giorno, per quell'euro.
martedì 13 novembre 2012
venerdì 9 novembre 2012
masterche?
dato 1: mi piace cucinare. non ho studiato, non sono creativo, non mi applico nemmeno tanto, ma mi piace. e di solito quello che cucino piace anche agli altri.
dato 2: mi piacciono la disciplina, il rigore, la sincerità, le persone che si assumono la responsabilità di quello che fanno.
dato 3: il danno peggiore che berlusconi ha fatto all'italia è stato quello di aver fatto credere che talento e capacità possano essere secondari rispetto all'apparenza e alla ruffianeria.
ecco perché guardo masterchef italia, ma nel guardarlo mi incazzo.
ho visto una stagione di masterchef usa: i concorrenti erano dieci volte più preparati e appassionati di quelli italiani, eppure ramsey e bastianich non si peritavano di trattarli come merde, quando proponevano piatti francamente inqualificabili. anche considerando la questione al netto della necessità di fare uno spettacolo televisivo che solletica i bassi istinti del teleutente medio (pure in america hanno il larry king show, roba che altro che uomini e donne), in ogni caso stiamo parlando di un talent show in cui proponi le tue creazioni culinarie a chef internazionali di alto rango, e ti sottoponi al loro giudizio; inoltre, il vincitore viene premiato con la bella cifra di 250.000 dollari: pretendere l'eccellenza e censurare, anche pesantemente, la cialtroneria non lo trovo così sbagliato.
in nessun caso ho visto un concorrente, per quanto smerdato, recriminare.
e gli italiani? piangono.
ho litigato col timer
di solito mi viene bene
non conoscevo bene il forno
pensavo di avere più tempo
...eccetera. insomma, è sempre colpa di qualcun altro. il fatto è che la critica, anche quando è impietosa, è da accettare in silenzio e umiltà, senza scuse né recriminazioni. perché nel momento in cui tu accetti di essere criticato (e se partecipi a un concorso, di questo si tratta), implicitamente riconosci l'autorità del giudice. e se hai fatto un disastro, lo hai combinato tu. non la farina. non il forno. non il tempo che manca. solo la tua incapacità.
puoi migliorare, certo, se studi e ti applichi, anche se questo non può supplire alla mancanza di talento. di certo se recrimini e cerchi di evitare le responsabilità non migliori la situazione.
ma guarda tu, io guardo un programma di cucina e finisce inevitabilmente che mi incazzo con berlusconi.
dato 2: mi piacciono la disciplina, il rigore, la sincerità, le persone che si assumono la responsabilità di quello che fanno.
dato 3: il danno peggiore che berlusconi ha fatto all'italia è stato quello di aver fatto credere che talento e capacità possano essere secondari rispetto all'apparenza e alla ruffianeria.
ecco perché guardo masterchef italia, ma nel guardarlo mi incazzo.
ho visto una stagione di masterchef usa: i concorrenti erano dieci volte più preparati e appassionati di quelli italiani, eppure ramsey e bastianich non si peritavano di trattarli come merde, quando proponevano piatti francamente inqualificabili. anche considerando la questione al netto della necessità di fare uno spettacolo televisivo che solletica i bassi istinti del teleutente medio (pure in america hanno il larry king show, roba che altro che uomini e donne), in ogni caso stiamo parlando di un talent show in cui proponi le tue creazioni culinarie a chef internazionali di alto rango, e ti sottoponi al loro giudizio; inoltre, il vincitore viene premiato con la bella cifra di 250.000 dollari: pretendere l'eccellenza e censurare, anche pesantemente, la cialtroneria non lo trovo così sbagliato.
in nessun caso ho visto un concorrente, per quanto smerdato, recriminare.
e gli italiani? piangono.
ho litigato col timer
di solito mi viene bene
non conoscevo bene il forno
pensavo di avere più tempo
...eccetera. insomma, è sempre colpa di qualcun altro. il fatto è che la critica, anche quando è impietosa, è da accettare in silenzio e umiltà, senza scuse né recriminazioni. perché nel momento in cui tu accetti di essere criticato (e se partecipi a un concorso, di questo si tratta), implicitamente riconosci l'autorità del giudice. e se hai fatto un disastro, lo hai combinato tu. non la farina. non il forno. non il tempo che manca. solo la tua incapacità.
puoi migliorare, certo, se studi e ti applichi, anche se questo non può supplire alla mancanza di talento. di certo se recrimini e cerchi di evitare le responsabilità non migliori la situazione.
ma guarda tu, io guardo un programma di cucina e finisce inevitabilmente che mi incazzo con berlusconi.
giovedì 25 ottobre 2012
sì, lo so
...dovrei argomentare la mia affermazione, ma sono così mentalmente stanco che ci rinuncio.
l'affermazione è che nessun italiano metterà mai in pratica alcuna forma di ribellione concreta contro qualsivoglia oppressore, a meno di essere veramente alla fame. se abbiamo un talento, è quello del sacrificio, della rinuncia, della privazione. tutto è sacrificabile: l'amore, l'amicizia, il divertimento, la bellezza, l'arte, la cultura. in nome di cosa, non è dato sapere, visto che a mio parere non rimane altro per cui valga la pena vivere.
siamo persone vuote. ergo, non siamo persone.
l'affermazione è che nessun italiano metterà mai in pratica alcuna forma di ribellione concreta contro qualsivoglia oppressore, a meno di essere veramente alla fame. se abbiamo un talento, è quello del sacrificio, della rinuncia, della privazione. tutto è sacrificabile: l'amore, l'amicizia, il divertimento, la bellezza, l'arte, la cultura. in nome di cosa, non è dato sapere, visto che a mio parere non rimane altro per cui valga la pena vivere.
siamo persone vuote. ergo, non siamo persone.
martedì 23 ottobre 2012
giovedì 18 ottobre 2012
selebrèscion dei (miei bollocks)
il film non è niente male, anche se indulge tantissimo sui tre (presunti) superstiti e quasi niente sul quarto incolpevole intruso, che pure fa la sua calligrafica parte, con la batteria di papà e il suo simbolo tatuato sul braccione. tra l'altro, vabbè la sfiga di rimanere orfano, ma vuoi mettere, poter dire: "sai, ho suonato insieme agli amici di papà" e il tuo papà era john bonham?
sarà per quello che i tre zeppelin superstiti non hanno voluto presenziare personalmente alla reunion, ma hanno mandato altrettanto validi impersonators al posto loro:
al posto di john paul jones c'era lance heriksen, che finalmente si scrolla di dosso il cliché di essere ricordato solo per essere stato l'androide cattivo di alien:
ottimo, come sempre, anthony hopkins, stavolta nella parte di robert plant. menzione speciale per la parrucca, che una sapiente tintura ha mantenuto il color oro dei riccioli originali:
e infine, stranamente scelta non come cantante ma come chitarrista, susan boyle al posto di jimmy page. una menzione speciale, ma in questo caso negativa, di nuovo per i parrucchieri, che hanno disastrosamente sbagliato tinta e l'hanno fatta tutta bianca:
spiace per chi non c'era: ma potete sempre comprare il dvd.
sarà per quello che i tre zeppelin superstiti non hanno voluto presenziare personalmente alla reunion, ma hanno mandato altrettanto validi impersonators al posto loro:
al posto di john paul jones c'era lance heriksen, che finalmente si scrolla di dosso il cliché di essere ricordato solo per essere stato l'androide cattivo di alien:
ottimo, come sempre, anthony hopkins, stavolta nella parte di robert plant. menzione speciale per la parrucca, che una sapiente tintura ha mantenuto il color oro dei riccioli originali:
e infine, stranamente scelta non come cantante ma come chitarrista, susan boyle al posto di jimmy page. una menzione speciale, ma in questo caso negativa, di nuovo per i parrucchieri, che hanno disastrosamente sbagliato tinta e l'hanno fatta tutta bianca:
spiace per chi non c'era: ma potete sempre comprare il dvd.
mercoledì 10 ottobre 2012
mogol-battisti, 1973
Perché tu non vieni insieme a noi?
In paese, fra la gente insieme a noi?
In quella cascina, così solo, cosa fai?
La domenica la messa finalmente sentirai.
No, non mi va: preferisco restare qui.
Ho la vacca ed il maiale, non li posso abbandonar così.
Pompar l'acqua dal canale, poco fieno nel fienile, troppo da fare.
Prepararmi da mangiare, un'occhiata sempre all'orto,
quando è sera stanco morto mi diverto solamente a dormire.
Sì ma non è vita questa qua:
se ti compri il vestito della festa,
chissà, potresti anche far girar la testa.
E se poi non ci riesci,
appena fuori dal paese c'è la giostra.
No, non mi va, preferisco restare qua.
Io in paese ci ho vissuto già qualche mese:
se di notte fai un passo con la lingua che è un coltello
ti tagliano gli abiti addosso.
E se parli a una ragazza che è già stata fidanzata
loro ti mettono due timbri: ruffiano e prostituta.
E se qualcuno non difende i suoi interessi con le unghie e con i denti
è degradato ad ultimo dei fessi - per non dire: degli impotenti.
Avrai anche un dancing per ballare
e poi un biliardo per giocare
No, non mi va,
avrai un'osteria dove tu puoi bere
molto meglio restare qua.
non voglio entrare in mezzo all'invidia
e poi il televisore da guardare,
e la perfidia non voglio stare
potrai anche peccare se lo vuoi!
a duellar fra gelosie, sporche dicerie
e bigottume delle dolci e care figlie di Maria.
E la politica del curato contro quella della giunta
tutti lì a vedere chi la spunta.
E sorrisi e compromessi e fognature dentro i fossi...
No, no, io non ci sto.
No, no, io non ci sto.
Io non posso parlare solo di calcio e di donne,
di membri lunghi tre spanne non posso parlare.
Di tutte le corna del droghiere
e dell'ulcera duodenale del padre del salumiere,
non posso parlare!
Potrai avere un giorno anche dei figli!
Per poi farli diventar così!? Preferisco allevar vitelli e conigli!
In paese, fra la gente insieme a noi?
In quella cascina, così solo, cosa fai?
La domenica la messa finalmente sentirai.
No, non mi va: preferisco restare qui.
Ho la vacca ed il maiale, non li posso abbandonar così.
Pompar l'acqua dal canale, poco fieno nel fienile, troppo da fare.
Prepararmi da mangiare, un'occhiata sempre all'orto,
quando è sera stanco morto mi diverto solamente a dormire.
Sì ma non è vita questa qua:
se ti compri il vestito della festa,
chissà, potresti anche far girar la testa.
E se poi non ci riesci,
appena fuori dal paese c'è la giostra.
No, non mi va, preferisco restare qua.
Io in paese ci ho vissuto già qualche mese:
se di notte fai un passo con la lingua che è un coltello
ti tagliano gli abiti addosso.
E se parli a una ragazza che è già stata fidanzata
loro ti mettono due timbri: ruffiano e prostituta.
E se qualcuno non difende i suoi interessi con le unghie e con i denti
è degradato ad ultimo dei fessi - per non dire: degli impotenti.
Avrai anche un dancing per ballare
e poi un biliardo per giocare
No, non mi va,
avrai un'osteria dove tu puoi bere
molto meglio restare qua.
non voglio entrare in mezzo all'invidia
e poi il televisore da guardare,
e la perfidia non voglio stare
potrai anche peccare se lo vuoi!
a duellar fra gelosie, sporche dicerie
e bigottume delle dolci e care figlie di Maria.
E la politica del curato contro quella della giunta
tutti lì a vedere chi la spunta.
E sorrisi e compromessi e fognature dentro i fossi...
No, no, io non ci sto.
No, no, io non ci sto.
Io non posso parlare solo di calcio e di donne,
di membri lunghi tre spanne non posso parlare.
Di tutte le corna del droghiere
e dell'ulcera duodenale del padre del salumiere,
non posso parlare!
Potrai avere un giorno anche dei figli!
Per poi farli diventar così!? Preferisco allevar vitelli e conigli!
lunedì 17 settembre 2012
giovedì 2 agosto 2012
colpi d'ala (che mancano)
esco di casa, la mattina per andare in ufficio, giusto in orario per sentire il gr regionale su radio1, al cui termine cui segue immediatamente il gr2 nazionale, ovviamente su radio2. ma siccome le notizie nazionali, tutto sommato, sono le stesse che ascolto da rainews24, mentre faccio colazione, da qualche giorno alla fine del gr regionale commuto l'autoradio su "cd" e ascolto un po' di buona musica. anche perché le notizie in genere son deprimenti, e una dose giornaliera mi basta e mi avanza.
e da stamattina ho deciso che anche delle notizie regionali potevo fare serenamente a meno, con tutte le storie di fabbriche che chiudono, aziende che non pagano gli stipendi, boschi che bruciano, eccetera. e quindi son partito con l'autoradio a palla:
ora, non che i pink floyd siano esattamente un'iniezione di buon umore. per restare nell'esempio:
però i due versi finali restituiscono un po' di speranza (sicuramente più di quella che pretende vendola col suo polo di lourdes):
e infine, c'è chi riesce a trasformare il disagio in arte, attraverso la catarsi del proprio malessere interiore. e anche quello è un buon modo di sentirsi un po' meno soli. ma solo un po'.
ecco: finché in italia non vedrò qualcuno che preferisce agire collettivamente, piuttosto che toglierselo dal culo solo per metterlo in quello del vicino, io preferisco consolarmi con l'arte.
e da stamattina ho deciso che anche delle notizie regionali potevo fare serenamente a meno, con tutte le storie di fabbriche che chiudono, aziende che non pagano gli stipendi, boschi che bruciano, eccetera. e quindi son partito con l'autoradio a palla:
ora, non che i pink floyd siano esattamente un'iniezione di buon umore. per restare nell'esempio:
Hey you! out there in the cold
Getting lonely, getting old, can you feel me
Hey you! Standing in the aisles
With itchy feet and fading smiles, can you feel me
però i due versi finali restituiscono un po' di speranza (sicuramente più di quella che pretende vendola col suo polo di lourdes):
Hey you! don't tell me there's no hope at alled è tutta qui la differenza tra lamentarsi sterilmente, o fare odiose captationes benevolentiae, e fare qualcosa di costruttivo: condividere il proprio disagio in maniera da sentirsi meno soli e riacquistare così la speranza: se non sono solo a sentire questo disagio, può darsi che qualcuno nelle mie stesse condizioni abbia un'idea brillante per venirne fuori, o magari ha già trovato una soluzione che io ignoro - ma comunque è evidente che è solo lavorando insieme che se ne viene fuori.
Together we stand, divided we fall.
e infine, c'è chi riesce a trasformare il disagio in arte, attraverso la catarsi del proprio malessere interiore. e anche quello è un buon modo di sentirsi un po' meno soli. ma solo un po'.
ecco: finché in italia non vedrò qualcuno che preferisce agire collettivamente, piuttosto che toglierselo dal culo solo per metterlo in quello del vicino, io preferisco consolarmi con l'arte.
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