lunedì 18 febbraio 2013

pensate pure male di joe jackson

a suo tempo, i detrattori di joe jackson - e in generale di tutti coloro che sfuggissero a un inquadramento univoco e certo - storsero molto il naso nel momento del suo passaggio dal rock decisamente new wave degli inizi verso sonorità molto più jazzy, anzi inequivocabilmente swing. abituati a sentirlo pestare su ritmi serrati, i critici mal digerirono questo cambio d'immagine in corso d'opera, come se clark kent si fosse tolto gli occhiali in pubblico ("crede di essere un cantante jazz degli anni '40"). posso dire la mia al riguardo?

sticazzi.

ecco, l'ho detta.


parlando più seriamente, ieri sera stavo ascoltando body and soul, il suo disco del 1984: mi stupisco ancora di quanto la musica riesca tanto più a farmi compagnia, tenendomi presente a me stesso e a ciò che sto facendo (in questo caso: stavo guidando nella notte) quanto più riesco a penetrarla, scomporla, comprenderla e in definitiva apprezzarla. evidentemente, son due parti del mio cervello che lavorano in completa indipendenza.

la canzone qui sopra è, semplicemente, perfetta: la melodia è cantabile e sofisticata insieme, l'armonia impeccabile, l'arrangiamento superbo (sette musicisti suonano pieno come un'intera orchestra), il testo non è banale né oscuro, l'esecuzione limpida, ogni pezzo va al posto suo come in un puzzle di qualità e, dopo quasi trent'anni dalla sua uscita, si ascolta ancora volentieri e mantiene intatta la sua freschezza.

io obbligherei (quasi tutti) gli autori delle canzoni di sanremo ad ascoltare questa canzone in loop per un tempo indefinito. sicuramente non smetterei prima che abbiano manifestato la volontà di spararsi da soli nei coglioni.

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