martedì 31 dicembre 2013

duas palavras

(in portoghese, ché l'unica cosa che mi è piaciuta è sentirlo parlare)

cedendo ai luoghi comuni e irretiti da alcune critiche lusinghiere, l'altra sera ci siamo guardati love actually.

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ma che razza di stronzata!

lunedì 28 ottobre 2013

la grande sòla

(viene da qui)



come ha detto qualcuno da qualche parte, l'arte serve a porre domande, non a dare risposte; in questo senso, la grande bellezza è sicuramente un film d'arte perché, da quando siamo usciti dal cinema e fino al giorno dopo, simonetta ed io non abbiamo fatto che cercar di dare le risposte a tutti gli interrogativi con cui siamo rimasti al termine della visione.

la prima impressione è stata che sorrentino si sia proposto da solo una quindicina di tracce di temi da svolgere, con solo due ore di tempo per farlo: tanti gli argomenti, gli spunti, le suggestioni, ma niente che arrivi mai a compimento: personaggi la cui personalità rimane appena abbozzata, episodi che godono di ampia sottolineatura e che rimangono invece avulsi dal resto della storia (quale storia?), inizi che non trovano mai svolgimento, tanto meno fine.

molti i richiami a fellini, ma più come citazione accademica (la giraffa!) che come similitudine di atteggiamento: fellini contemplava la stessa roma cafona di sorrentino, cinquant'anni prima, ma con occhio più ammirato e meno smaliziato. in fin dei conti, fellini poteva dire che la dolce vita l'aveva solo descritta, mentre ho l'impressione che sorrentino ne sia (stato) più coinvolto - e fellini ha sempre conservato un atteggiamento provinciale, nel senso di non-mondano, nel guardare le cose del mondo.

del resto, roma ha sempre costituito un miraggio per chiunque provenisse da fuori: possiede il fascino della metropoli, della città dove succede sempre qualcosa - e chissà cosa succederà mai, a roma, che non possa succedere anche in provincia? forse solo le stesse cose, ma su scala metropolitana, appunto. il protagonista del film, jep gambardella (il solito, enorme toni servillo) non sfugge a questo equivoco, e giunge a roma animato dall'ambizioso intento di diventarne protagonista, salvo invece trovarsi ad esserne fagocitato.

lo troviamo quarant'anni dopo il suo arrivo in città, sessantacinquenne, nel giorno del suo compleanno, al centro di una festa triviale e sguaiata, attorniato da esempi di disfacimento, più che di decadenza: su tutti, una serena grandi che accetta di fare la parodia di se stessa (ma un po' tutto il film è un continuo entrare e uscire dai personaggi: la ferilli che non si arrende al tempo che passa e a 42 anni (tte piacess'!!) fa ancora la spogliarellista, antonello venditti nel ruolo di se stesso...), smisuratamente ingrassata e devastata dalla chirurgia (in)estetica, addirittura colta nell'atto di farsi un paio di strisce, reato per cui rischiò anche la galera (fu prosciolta). mondano in maniera riluttante, ma solo in apparenza: in realtà ben cosciente della propria e della altrui inconsistenza e incapacità di incidere sul mondo reale, che appare talmente distante dall'alta borghesia intellettual-radical chic qui rappresentata da non comparire affatto, nemmeno inquadrato per sbaglio. forse scosso da alcune morti che gli avvengono vicinissime, senza peraltro sfiorarlo, comincia a porsi domande sul senso della vita e della sua esistenza in particolare, a cui non sa rispondere da solo e nemmeno trova modelli convincenti a cui domandare, finché non incontra la suora missionaria 104enne (la santa) che dorme per terra e mangia solo radici, che aveva apprezzato il libro (unico) di esordio di gambardella e che gli domanda per quale motivo non avesse più scritto altro, nonostante l'inizio sfolgorante. jep risponde di aver sempre cercato la grande bellezza, ma di non averla mai trovata; la suora replica con una frase a effetto che, a quanto pare, qualche effetto lo sortisce e gambardella (ri)parte per un viaggio alla ricerca del sé, se non del tempo, perduto.

la parola più ricorrente nei dialoghi del film è delusione, con i suoi derivati deluso, deludente, e non credo sia un caso; è deluso di se stesso gambardella, che era nato per - anzi, condannato a - la sensibilità, come dice di se stesso all'inizio del film, ma si ritrova, decenni dopo, insoddisfatto e inaridito, per aver scambiato le sue potenzialità di scrittore con il piatto di lenticchie della mondanità; è deluso romano, il personaggio di carlo verdone, perché forse sperava di veder amplificate nella grande città le sue (scarse) potenzialità di autore, potendo raggiungere un pubblico più ampio e forse meno superficiale, ma deve arrendersi all'evidenza che amplificare la mediocrità significa solo rendere più rumoroso il proprio fallimento, eccetera. ma sono deludenti alcuni stessi elementi del film: ramona, il personaggio di sabrina ferilli, che come sempre non sa parlare romano - ma in questo caso sorge il dubbio che il perfido sorrentino lo sappia bene e ne approfitti per i suoi scopi - e che sembra affacciarsi alla trama del film per diventare salvifico, con la sua apparente, ingenua purezza, risulta in realtà di spessore pressoché nullo e nemmeno la morte gli conferisce dignità; il consolabile vedovo della ragazza, poi donna, che in realtà per tutta la vita ha amato solo gambardella, va ad informare il medesimo della morte di lei e di questa sua ossessione: lo ha letto nel diario di lei, che forse potrebbe contenere qualche risposta, ma lo stolto lo ha distrutto, e nonostante avesse dichiarato, in gramaglie, che avrebbe vissuto nell'adorazione eterna dell'amata che non lo corrispondeva, in realtà ben presto cerca di rifarsi una vita (qualsiasi) con una donna dell'est molto più giovane di lui (e qui il cliché è consentito); la frase della suora 104enne: lo sa perché mangio radici? perché le radici sono importanti è forse la frase più banalmente retorica che si poteva mettere in bocca a un qualsiasi personaggio: in bocca a quello che dovrebbe suggerire al protagonista una svolta verso un recupero etico, fa semplicemente cadere le braccia; la stessa "svolta" non sta in piedi e non ha alcun senso reale: cosa spera di trovare gambardella tra le pietre del suo paesello di origine che non si porti già dentro di sé? se hai smarrito il senso della grande bellezza che dici di non aver mai trovato, è perché non l'hai cercata; ma perfino la recitazione di alcuni, compreso lo splendido protagonista, sembra perdere smalto via via che il film procede. e man mano che analizzavamo insieme tutti questi elementi del film, cercandone il possibile senso, mi sono sempre di più convinto che tutto questo non fosse casuale.


io credo, penso, spero, auspico che sorrentino abbia fatto un film deliberatamente deludente: che abbia impiantato questa enorme messinscena non per dare un suo punto di vista moralista e moralizzatore rispetto a uno stile di vita vacuo, che peraltro da sempre si autocondanna, ma per dare modo a ciascuno (che ne sia in grado) di riflettere su se stesso e sulla propria esistenza, in modo da accorgersi della bellezza che ci si trova davanti agli occhi - magari cambiando semplicemente punto di vista. e d'altra parte, la prima chiave di lettura sorrentino ce la fornisce all'inizio del film, con la citazione di céline che viene mostrata in apertura: viaggiare è molto utile, fa lavorare l'immaginazione, il resto è solo delusioni (guardacaso) e pene. il nostro viaggio è interamente immaginario, è là la sua forza. come anche dire che se perdi immaginazione, perdi forza. la giraffa è palesemente finta, realizzata in cgi: ma d'altra parte è un trucco e non è mai stata lì - ma basta esserne consapevoli per ribaltare la prospettiva: il trucco, il tranello, non è la sparizione della giraffa, ma credere che la giraffa esista. un'altra chiave di lettura, a mio parere, è il personaggio del custode delle chiavi dei più bei palazzi romani, dove la bellezza viene disvelata in tutto il suo splendore, senza infingimenti né orpelli: quando ramona gli chiede: "come mai hai tutte queste chiavi?" lui risponde: "perché sono un tipo affidabile". come dire che la vera bellezza va affidata solo alle mani di chi la sappia rispettare e conservare.

infine, al cinema è successa una cosa curiosa: quasi tutti gli spettatori sono rimasti fino a che non è scomparso l'ultimo dei titoli di coda, che scorrevano sopra le immagini di una roma che si risveglia all'alba, vista da un battello sul tevere, in una luce che quasi ti faceva sentire il profumo dell'aria del mattino: la bellezza è là dove è sempre stata, basta solo guardarla da un altro angolo, in un momento in cui non siamo immersi nelle nostre meschinità quotidiane.

lieve apologo sull'amore universale



niente, andate a vederlo e godete.

lunedì 16 settembre 2013

pensierino del mattino

ogni tanto, vado a vedere le statistiche del blogghe, così, tanto per.

lo leggiamo in cinque o sei, né la cosa mi sorprende: oggettivamente, è un blog così poco interessante che non attirerebbe nemmeno i polemisti un tanto al chilo, quelli che non aspettano altro che una critica al trapianto di capelli di berlusconi per lanciarsi in un e allora le foibe?

quel che mi stupisce e un po' mi lusinga è che, nonostante la sostanziale insipienza degli argomenti trattati, qualcuno dimostra una determinazione a seguire il blog degna di miglior causa: qualcuno che giurava e spergiurava che di me non avrebbe mai più voluto sentir parlare, tanto che una volta che gli serviva un'informazione me la mandò a chiedere da un amico comune. quanto a numero di visite, si piazza al terzo posto, subito dietro al gestore del blog e alla di lui fidanzata, con un vantaggio siderale sul quarto.

fino a un po' di tempo fa, gli faceva compagnia un altro. pure quello, a parole, doveva eliminarmi dal suo orizzonte, ma evidentemente proprio non ce la faceva a farcela. a quanto pare però, alla fine ce l'ha fatta, tant'è che non compare più. eppure, è storia più recente.

quando si dice: non riuscire a farsene una ragione.

welcome to terni

esco dal raccordo, entro in città. strada a quattro corsie, mi tengo sulla sinistra, ché alla prima rotatoria esco solo alla seconda. sorpasso signora su citroen saxo blu, arrivo alla rotatoria, rallento ché ho due macchine davanti più lente e che continuano la rotatoria, la saxo mi supera a destra e mi taglia la strada.

proseguo, la strada è ancora a due corsie nel mio senso di marcia, la saxo davanti e sta a sinistra, io a destra ché alla rotatoria esco alla prima. per fortuna mi tengo a distanza, perché all'ultimo la signora svolta repentinamente tutto a destra ed esce dalla rotatoria.

poco più avanti, la saxo brucia lo stop provocando l'ira dell'autista del suv che sopraggiungeva, quindi, nella strada a due corsie a senso unico, prosegue la marcia sulla corsia di destra. giunta allo stop... avete indovinato: svolta a sinistra.

perché certa gente non incontra mai un carro armato contromano?

lunedì 2 settembre 2013

nessuno stupore

c'era una volta il partito comunista italiano. qualcuno era d'accordo con la linea politica del segretario, altri no; all'interno, alcuni lo giudicavano troppo di destra, altri troppo di sinistra. c'era però una cosa su cui tutti erano d'accordo: l'organizzazione del pci era imbattibile, su qualunque fronte. dalla distribuzione dei panini con la porchetta per la festa dell'unità alla formazione dei quadri dirigenti del partito, passando per l'organizzazione del servizio d'ordine alla manifestazione, sui compagni ci potevi contare: tutto funzionava come un orologio svizzero.

oggi c'è il pd, e tutto va così:

"clicco qui" e questo è quel che succede:


ha ragione gilioli.



venerdì 30 agosto 2013

una modesta proposta

fratelli d'italia, diciamolo, ha fatto il suo tempo. un inno nazionale - ma anche quello di una squadra di calcio - deve avere certe caratteristiche: musica e testo devono rappresentare con fedeltà l'idea di sé che si vuole comunicare. per esempio, la grandeur francese si intuisce fin dalle prime note de la marseillaise; l'ottusa pomposità epica degli americani è tutta nelle note di the star-spangled banner; ogni svedese porta nel cuore l'amore per la sua pacifica terra quando intona du gamla, du fria. e gli italiani? ma chi più si può riconoscere in un inno politico nato sull'onda del bellicoso entusiasmo risorgimentale, oggi che l'unità d'italia è poco più che una barzelletta e ci prendono per il culo a sangue senza che a nessuno venga in mente anche solo di alzare una mano per dire "non son mica tanto d'accordo"?

cambiamolo.

e siccome non sono del tutto senza speranza, voglio immaginare un'italia (o quel che sarà) i cui cittadini si mettono finalmente all'opera per una forma di riscossa, fosse anche non violenta, ma che porti con sé il gesto, lo stigma che indica a tutti da che parte stanno i giusti e da quale gli empi: di qua noi, che lavoriamo con serietà e competenza per il bene comune; di là gli esecrandi, che pensano solo al benessere personale e fanno solo danni.

e, in faccia, il marchio dell'esecrazione. tutti in piedi e mano sul cuore:


giovedì 29 agosto 2013

e vedi che non son da solo

come al solito, gramellini sintetizza meglio di me le cose che penso. se si confronta col post precedente, è la stessa cosa detta con altre parole:

Chi vive in una grande città fatica a comprendere perché Saluzzo sia così restia a prendere le distanze dal professore di italiano che le intercettazioni ambientali inchiodano al ruolo abietto di prevaricatore sessuale di allieve minorenni e plagiate. Vero è che a Rignano andò in scena il fenomeno opposto e il paese fece il vuoto intorno alle maestre accusate ingiustamente di avere molestato i bambini a loro affidati. Ma lì la denuncia partiva dalle madri: la comunità era parte attiva del dramma, addirittura causa scatenante.
Qui invece l’attacco arriva dall’esterno e colpisce la star locale, l’insegnante carismatico che ha cucinato le prelibatezze di Dante a generazioni di studenti. La prima reazione della comunità è allora la chiusura: di sicuro sarà un complotto, una persona tanto brava e perbene, proprio qui dovevate venire a fabbricarvi il mostro, magistrati e giornalisti della malora?
E’ probabile che questo umore assolutorio, o comunque minimizzante, si tramuterà in rabbia giustizialista al processo, non appena i particolari dei consessi erotici diventeranno di dominio pubblico. Ma per ora il pregiudizio popolare sta con l’imputato, in base all’assunto che una persona simpatica e di successo non può essere capace di turpitudini (accade anche in politica, quando un leader molto votato viene accusato di reati infamanti). E ad alimentare questo pregiudizio interviene l’istinto auto-assolutorio della comunità, vivisezionato in centinaia di romanzi: riconoscere di avere vissuto accanto al male significherebbe infatti ammettere di non averlo saputo vedere.

(viene da qui)

lunedì 26 agosto 2013

piccoli berlusconi cresceranno

ora, c'è ancora qualcuno che si fa convincere dalla propaganda di alcuni servi e lacché ed è convinto che silvio berlusconi sia perseguitato dai magistrati comunisti che vogliono ribaltare giudizialmente le libere elezioni e pertanto cercano di toglierlo di mezzo per via giudiziaria, appunto, visto che con le elezioni non ci si riesce. il fatto è che certe cose son come la scienza: funzionano anche se non ci credi, e berlusconi è stato condannato per aver frodato il fisco, e non per essere stato un cattivo governante.

ma vediamo un attimo un paio di dettagli: berlusconi lascia tutte le cariche societarie (mediaset, fininvest, publitalia e chitemmuort') nel 1993, ma se credete che uno che nella sua vita ha pensato solo a far soldi improvvisamente smetta di occuparsene, siete perlomeno ingenui. berlusconi, ovviamente, ha continuato a seguire personalmente tutte le vicende finanziarie che lo riguardavano, affidando la presidenza delle società a lui precedentemente intestate a dei prestanome. nella fattispecie del processo mediaset, la cui sentenza è definitiva, berlusconi, tramite i suoi prestanome, ha comprato i diritti televisivi di alcuni film statunitensi e poi ha continuato a rivendere e ricomprare gli stessi film alle sue stesse società, alzandone il prezzo ad ogni compravendita. la differenza tra il prezzo reale e quello gonfiato veniva intascata dalle società, che hanno sede all'estero e quindi non risultano soggette al fisco italiano. in questo modo, ha totalizzato un'evasione fiscale di

7,3 milioni di euro.

nondimeno, il paese è per l'ennesima volta paralizzato perché bisogna salvare il culo a berlusconi ed evitare che vada in galera (che poi alla peggio andrebbe ai domiciliari) e soprattutto che decada dalla carica di senatore. cioè, in altre parole, bisogna consentire di continuare a far politica, e possibilmente far fare di nuovo il presidente del consiglio, a una persona che ha sottratto

7,3 milioni di euro

a quello stesso stato che ha "governato". questo è qualcosa di più che mettere la volpe a guardia del pollaio: vorrebbero dare a uno stupratore seriale le chiavi del collegio femminile e, tanto perché non si affatichi troppo, anche una boccetta di cloroformio.

quello che mi lascia senza fiato, senza forze, letteralmente annichilito, è l'indulgenza che viene mostrata verso il pregiudicato berlusconi: non siamo più nel campo delle opinioni e tanto meno delle illazioni; c'è una sentenza di ultimo grado (cassazione) che lo condanna e quindi è stato provato oltre ogni ragionevole dubbio che silvio berlusconi è colpevole dei reati che gli vengono contestati, eppure c'è ancora chi lo difende e grida al complotto ovvero invoca strane forme di giustizia popolare che si dovrebbe sostituire a quella ordinaria (televoto?). e non sto parlando dei vari cicchitto gasparri e santanchè, ma di gente comune che in sostanza difende il suo stesso aguzzino. è, o dovrebbe essere, infatti noto che se vengono sottratti soldi allo stato a causa dell'evasione fiscale, i servizi pubblici (trasporti, scuola, sanità...) ne risentono in negativo. ovviamente, quelli che difendono i piccoli e grandi evasori sono poi gli stessi che si lamentano che i servizi non funzionano, ma questo è un altro discorso. o forse no.

il problema è, appunto, l'indulgenza. facciamo un esempio che apparentemente non c'entra una sega: è giunta notizia che, nella quieta rockridge città dove abitano la mia ex moglie e i miei figli, un quindicenne di buona famiglia e senza problemi economici, boy scout eccetera, è stato preso con tre grammi e mezzo di fumo, fumo che non era destinato al consumo personale. che c'è di strano, diranno i miei piccoli amici? il fatto è che non mi stupisce tanto il fatto che un quindicenne venga irretito dal miraggio di un facile guadagno, che gli sarà stato sicuramente proposto come un affaruccio da niente in cui nessuno si faceva male, quanto il coro di gente normale che, in virtù della buonafamiglità del reo confesso, è già pronta a difenderlo dicendo "è ingenuo". ingenuo stocazzo, abbiate pazienza: è abbastanza sgamato da conoscere qualche spaccino, gente che notoriamente non è proprio un fulgido esempio di preclare virtù; io, che non sono esattamente uno stinco di santo, la prima canna me la son fatta a sedici anni e so 'na sega io da dove veniva il fumo, da chi l'avessero preso gli amici che me l'han passata, né lo volevo sapere. e non per paura dell'ignoto, ma anzi proprio perché sapevo che lo spaccio di droga è in mano alla malavita organizzata e quelli è meglio perderli che trovarli. e parliamo degli anni '70, non c'era internet e la televisione (due canali in totale) era saldamente in mano alla democrazia cristiana = ai preti. eppure certe cose si sapevano; oggi, quindi, nessuno può dirsi ingenuo, non senza suscitare ilarità.

però c'è chi è pronto a difendere lo stesso il coglione che pensava di fare soldi facili alle spalle di... chi? di loro stessi, esatto, perché a chi pensate che l'ingenuo quindicenne avrebbe venduto il suo fumo, se non ai suoi amici, a quelli che frequenta di solito e i cui genitori adesso lo difendono come se fosse lui la vittima?

gente così, i piccoli e grandi berlusconi se li meritano fino all'ultima goccia. il problema è che votano come uno sano di mente, e berlusconi e berluschini son toccati e continuano a toccare anche a me.

L’Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l’intelligenza, come un vivido sangue. È un’intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d’un ingannevole, e forse insensato, conforto.

Natalia Ginzburg, Le piccole virtù, 1962

martedì 13 agosto 2013

"vivi rock", disse l'amico del povero hudson


vivi "rock", cioè sii trasgressivo, esuberante, sopra le righe: fatti un tatuaggio, di quelli grandi! mettiti una gonna più corta! esci con sconosciuti! drògati! ruba una shelby cobra, anzi no: comprati una bella alfa mito a rate! nzacco rock, ma popo tanto.

'a pubblicitariii... ma ce siete o ce fate?

lunedì 5 agosto 2013

silvio come paolo



peccato che non esista in internet uno spezzone di pura comicità involontaria e di cui mi ricordo molto bene: sarà stato il 2001 e i miei - perlopiù mia madre - in tv guardavano ci vediamo su rai1, condotto da paolo limiti e luana borgia. io, tra me e me, pensavo: ma quella luana borgia? quella che le mie gonadi ricordano ancora, in una sequenza in cui poneva in terra due cuscini su cui saliva in piedi, per essere all'altezza giusta per farsi montare da dietro dal somaro di turno? certo, eravamo tutti più giovani, ma certe cose non si dimenticano. intendiamoci, a me stava benone che pure una (ex?) pornostar potesse lavorare nello spettacolo, solo mi stupivo che questo potesse accadere a rai1 e soprattutto in uno spettacolo dichiaratamente per casalinghe e/o anziani.

mia madre guardava paolo limiti in tv. è normale: mia madre era del 1923 ed era affezionata alla musica degli anni '50 e '60, quando si ascoltava più radio di quanta televisione si guardasse, e quindi le piacevano gli spettacoli di revival che parlavano di quel periodo. capitò che io fossi a casa dei miei durante la puntata che dico io, e chiamò uno spettatore da casa facendo "tanti complimenti alla signorina borgia, di cui sono un grande ammiratore: ho visto tutti i suoi films!". la signorina borgia diventò color arcobaleno, mentre paolo limiti cadde dalle nuvole (o finse di farlo, e in quel caso è un fottuto genio attoriale) e con la sua solita enfasi disse di non sapere della carriera di attrice di luana e la esortava a portarne testimonianza materiale in studio, le prossime volte. nel frattempo, la faccia di luana era virata dal rosso mattone al fucsia tramonto e ritorno, e infine la faccenda fu accantonata per passare a qualcosa di completamente diverso.

tutto questo per dire che ieri c'è stata una manifestazione di venticinquemila pensionati a favore di un altro che l'età pensionabile l'avrebbe raggiunta da un pezzo ma ancora non molla, dice lui. e venticinquemila lo dicono loro, ma tra alzheimer e demenza senile, vattelapesca quante volte si son contati. ecco: silvio è ormai come paolo limiti: grande conoscitore di mode e modi - e soprattutto vacuità - di quarant'anni prima, ma sono ormai cose che interessano solo i suoi coetanei e qualche affezionato che mangia alla sua greppia, tipo gasparri o cicchitto che sono la justine mattera della situazione: persone senza alcun talento che, senza il loro mentore, starebbero a far marchette per molto meno. come paolo limiti, alberga tra i suoi sodali diverse maddalene (poco) pentite, e come paolo limiti ha rotto il cazzo, ma ce lo dobbiamo ancora sorbire, anche pubblicamente.

mh. però paolo limiti non era pregiudicato.

ma chissenefrega. siamo in italia, no?

mercoledì 17 luglio 2013

dal che, si capisce


analogie e differenze tra il concerto dei radiohead l'anno scorso a bologna e quello degli atoms for peace ieri a roma. analogie: thom yorke. differenze: thom yorke. in entrambe le occasioni yorke era frontman e autore della quasi totalità dei pezzi; solo che mi è parso che ieri si sia divertito molto di più: dal che si capirebbe il motivo delle voci insistenti che vorrebbero i radiohead prossimi allo scioglimento.

ma volevo giusto dire due parole sul concerto. sono andato con figlio1: abbiamo resistito all'assalto dei militanti di greenpeace che ci chiedevano se fossimo noi gli ambientalisti che stavano aspettando, siamo rimasti delusi dall'assenza di promoters che ti regalavano bottigliette di chinotto (come succedeva al concerto degli arctic monkeys, una settimana prima), ci siamo riempiti le tasche di preservativi gentilmente offerti ("ricordati: sempre meglio averli e non averne bisogno che il contrario"), ci siamo scofanati un buon kebab e siamo entrati nell'area del concerto proprio mentre salivano sul palco gli owiny sigoma, opening act della serata. musica di stretta derivazione tradizionale africana, con tanto di strumenti tradizionali e ritmi tribali molto danzabili che però, al quarto pezzo sempre nella stessa tonalità, ti fa dire "bravi, ma basta". comunque, dopo mezz'oretta gli owiny abbandonano il palco e i roadies se ne impossessano, quindi, con soli 5 minuti di ritardo sull'orario previsto, yorke, godrich, flea, waronker e refosco vengono ad allietare la calda serata romana.

figlio1 ed io ne siamo usciti entusiasti: altra analogia con il concerto dei radiohead è che, nel caso dei lavori recenti, le canzoni eseguite dal vivo acquistano spessore e profondità, abbandonando quel minimalismo e quella freddezza, tipica dell'elettronica, che inevitabilmente infastidiscono l'ascoltatore sprovveduto all'ascolto del cd: qui il ritmo la fa da padrone con pienezza, è coinvolgente, travolgente, ti impedisce di star fermo. nulla è affidato alle macchine, tutti gli strumenti sono suonati in diretta e l'unica macchina è tutt'al più flea, che balla, zompa e non si ferma mai, butta la testa di qua e di là in continuazione (si vede anche dalla foto che ho trovato: l'unica cosa mossa è flea :-D ) e non si capisce come riesca ad azzeccare a prendere anche il manico del basso, e invece è di una precisione rara.

yorke, molto rilassato e divertito, si è spesso esibito nei suoi ormai proverbiali passi di danza apparentemente scoordinati, ha comunicato col pubblico con quelle due-tre parole di italiano che ha imparato (comprese "sto qui" quando è tornato sul palco dopo la pausa) e ha pure cazzeggiato, dopo un'altra interruzione, involontaria, causa improvvisa mancanza di corrente a tutto l'impianto audio: hi, my name is thom, what is your name?

un'ora e quaranta di concerto, al netto delle interruzioni e delle pause, diciassette pezzi pescati principalmente tra amok e the eraser, con l'aggiunta di un lato b dei radiohead e di rabbit in your headlights, di cui ricordiamo sempre il suggestivo video. e questa e ingenue sono stati gli unici momenti rilassati, per il resto era più o meno così:



...e chi non gli piacciono thom yorke e/o gli ultimi radiohead può andare a farsi fottere.

lunedì 15 luglio 2013

tutto grasso che cola

sabato pensavo: mio figlio compie oggi 14 anni e non mi ha ancora mandato a cagare. tutto grasso che cola (cit. daniele luttazzi). e ieri sera, mentre lo riportavo a casa, di ritorno dal suo soggiorno in inghilterra, in auto ascoltavamo insieme i joy division e gli arctic monkeys e, faccio per dire, alex turner è nato sei anni dopo la morte di ian curtis.

cerco di figurarmi una situazione simile, relativa ai miei 14 anni, ma no, non è possibile. la mente si rifiuta di creare uno scenario fantascientifico.

se qualcuno ha voglia di farsi domande, faccia pure. io mi godo la bella sensazione.


mercoledì 26 giugno 2013

quattro biagianti. e quanti, se no? tutto il calendario!

insomma, a quanto pare c'è stata una smentita a proposito di ciò che sarebbe avvenuto negli spogliatoi del catania calcio lo scorso aprile. mah. la smentita mi sa più di exscusatio non petita che di altro, specialmente con quel riferimento al pesce d'aprile che, fatto il giorno 15 invece del 2 o del giorno stesso, è credibile quanto una banconota da 30 euro. e in ogni caso l'episodio smentito è talmente gustoso che merita di essere trattato come vero, come ogni buona leggenda metropolitana che si rispetti.

ho pertanto deciso di adottare una mia personalissima scala di misurazione dell'incazzatura, la cui unità di misura è il biagianto e il cui valore va da 1 a 12, con riferimento alle pagine del calendario che il calciatore avrebbe staccato dalla parete per infamarne tutti i santi colà ricordati. volendo, in casi particolareggiati, si potrebbe introdurre anche una frazione di biagianto, pari a 1/30 dell'unità di misura principale, ma son calcoli da ragioniere che credo nessuno avrà voglia di fare. la possibilità, comunque, per chi vuole, c'è.

si mette a piovere proprio quando devi scendere dalla macchina? mezzo biagianto. sbatti il mignolino del piede sullo spigolo del comodino, alzandoti? quattro biagianti. hai votato per la coalizione di centrosinistra e ti ritrovi che comunque comanda berlusconi? undici biagianti e mezzo (il grado dodici è riservato a un evento definitivamente catastrofico, come la scala mercalli).

adottate anche voi il biagianto! è pratico, risparmiate tempo ed ha la stessa efficacia!













(però cristonare per esteso dà più soddisfazione, lo ammetto)


lunedì 10 giugno 2013

'ah pòlogo!!



siccome tanta gente pubblica - specialmente su feisbucc - apologi, aneddoti e storielle edificanti, mò me ne sono inventato uno pure io e ve lo propino :-D

un giorno, vado dal pizzicagnolo sotto casa e domando: "un etto di prosciutto, per favore". lui taglia, affetta e poi pesa, e mi dice: "ho fatto un etto e mezzo, lascio?" e io, seppur controvoglia, accetto la parte di prosciutto in più.

un paio di giorni dopo, torno dallo stesso pizzicagnolo e gli rivolgo la stessa richiesta di un etto di crudo. lui taglia, affetta e pesa e mi propone di nuovo un'aggiunta di mezz'etto. "che faccio, lascio?" "ma sì, lasci".

qualche giorno dopo, stessa scena: domando un etto di prosciutto, ne taglia un etto e mezzo e poi mi domanda se va bene lo stesso. "ma sì, lasci pure", fu la mia risposta.

alcuni giorni più tardi, torno dal solito pizzicagnolo, ma stavolta gli domando solo mezz'etto del solito crudo (peraltro buonissimo, altrimenti non sarei tornato). il pizzicagnolo taglia, affetta e pesa e infine la bilancia rilascia un responso di 80 grammi: "che faccio, lascio?" "un'altra fettina", faccio io. al che, il pizzicagnolo rimane interdetto: "ma non mi aveva detto mezz'etto?" e io, con santa pazienza, gli spiego: "il primo giorno che son venuto da lei, mi serviva un etto di prosciutto, perché lo avrei mangiato da solo; lei per suo tornaconto me ne ha voluto dare un etto e mezzo, ma il prosciutto è avanzato e andato a male. le due volte successive, siccome avevo ospiti, me ne serviva un etto e mezzo: avendo capito come agisce lei, gliene ho chiesto un etto, così ho avuto la quantità che mi serviva effettivamente. questa sera son di nuovo da solo e quindi me ne serve davvero solo un etto, ma non sapendo con quale criterio lei decide la percentuale di aggiunta al peso che le viene chiesto, ho fatto una stima prudenziale e son partito da mezz'etto. ora, delle due l'una: o lei mi mette al corrente dei suoi parametri di aggiunta oppure, più semplicemente, comincia a fare come le viene chiesto di fare, così che i suoi clienti non siano costretti ad inventarsi acrobazie statistiche per ottenere quello che vogliono davvero".

fate così anche voi: se volete qualcosa da qualcuno, domandatela direttamente, senza parlare a nuora perché suocera intenda :-D

sorridi! ma anche no.

lo dico? gli ottimisti a oltranza mi stanno sul cazzo. ecco, l'ho detto.

e mi ci stanno per un milione di motivi, tra cui quello che ne ho conosciuti abbastanza per poter serenamente diffidare di loro: dietro quei sorrisi forzati c'è sempre un cancro, più o meno nascosto.

comunque, mi è venuto in mente questo perché stamattina ho trovato su facebook un aggiornamento di stato di quelli da ottimista a oltranza, appunto, da parte di un mio "amico". diceva: "la vita è come una fotografia: viene meglio se sorridi".

tralasciamo pure la caduta di palle derivante dalla frase a effetto che somiglia a tante altre, attribuite anche a personalità autorevoli e di solito tirate in ballo a loro insaputa, e passiamo direttamente a una breve ma esaustiva galleria di foto venute male perché il soggetto non sorrideva:







giovedì 6 giugno 2013

e il tuo jazz, com'è?

lezione di batteria di figlio1, l'insegnante cercava di spiegargli a parole il cosiddetto swing feel, che è una roba che a parole non si può spiegare, bisogna saper cogliere la sottile differenza tra la prima e la seconda figurazione nell'immagine sotto:

figlio1 stava suonando più come la seconda, mentre l'insegnante voleva che suonasse più come la prima, e allora gli ha detto: "devi essere più depresso. già il jazz, di suo, è un po' depresso".

e io ho pensato: mh. dipende.

se sei chet baker, in effetti sì, il tuo jazz è depresso.

ma se sei charlie parker, il tuo jazz è ossessivo compulsivo.

se sei miles davis, il tuo jazz è maniaco del controllo.

se sei billy cobham, il tuo jazz è iperattivo e ipercinetico.

se sei jaco pastorius, il tuo jazz è bipolare.

se sei keith jarrett, il tuo jazz ha un disturbo da personalità narcisistica.



(questo sarebbe il solito giochino dove ognuno ci aggiunge qualcosa, ma tanto lo so che non lo farete).

martedì 28 maggio 2013

r.i.p.

inutile fare la battuta che pur di non andare a votare ha preferito schiattare, perché aveva la residenza a san marino (l'evasione fiscale non c'entra, la famiglia è sammarinese da generazioni) e quindi non avrebbe votato comunque.

a me little tony era simpatico. mi rappresentava un'italia forse ruspante, forse ancora in soggezione verso i miti di oltreoceano, ma che ci provava e, con umiltà e buona volontà, forse je l'avrebbe anche potuta fa', ma a modo suo.

mi spiego: little tony portava le giacche di pelle con frange lunghe mezzo metro come elvis, si pettinava col ciuffo come elvis e cantava il rock'n roll con la voce impostata come elvis, ma non credeva di essere elvis: non si è fotocopiato su di lui assumendo una personalità che non gli apparteneva. è sempre stato e rimasto un cantante melodico, con una passione per il rock'n roll e i suoi modelli, ma non si è conformato supinamente a uno stile di vita che nell'italia degli anni '60 non era replicabile: chiunque l'abbia fatto si è ridotto al ruolo di macchietta, uno dei tanti nando moriconi.

insomma, ci piace l'america e se fossimo americani guideremmo una cadillac eldorado fino a las vegas per andare a cantare be bop a lula, ma siamo italiani e al massimo andiamo alla sagra della porchetta di ariccia in fiat millecento a cantare bada bambina: cantiamo le canzoni, seppur con un occhio a chi sta aprendo nuovi orizzonti, con la speranza che prima o poi anche qua diventi un po' come l'america.

umiltà, basso profilo, e non solo negli ultimi tempi in cui i fans diminuiscono per raggiunti limiti di età e per sopravvivere ti tocca non solo cantare la versione italiana della sigla di love boat, ma pure fare pubblicità al danacol, manco fosse stato lui a salvarti dall'infarto: ditemi chi, in questa era di sboroni pompati testosteronati viagrati avrebbe il coraggio di cantare una cosa del genere:

Perché tu, io lo so, sei migliore di me.
Perché tu le darai tutto quello che hai.
Perché, finché vivrai, amerai solo lei,
non farò niente per riportarla da me.


Riderà, riderà, riderà,
tu falla ridere perché,
riderà, riderà, riderà,
ha pianto troppo insieme a me.

 
Anche se soffrirò più di quello che so.
Anche se già lo so che io mi pentirò.
Anche se lei per me lascerebbe anche te,
non farò niente per riportarla da me.
 

Riderà, riderà, riderà,
[...]


Ma se tu l'amerai un po' meno di me.
Ma se tu cambierai e un altr'uomo sarai.
Ma se tu sciuperai quel che ho fatto per lei,
giuro che tornerò e la riprenderò.


 come è ovvio, l'immagine viene da qui.

























(cosa vi aspettavate, un commento sulle elezioni?)

lunedì 20 maggio 2013

è il momento del cazzeggio

ieri eravamo a pranzo in un ristorante e mi è parso di sentire che la cameriera che serviva il tavolo accanto al nostro dicesse: "...e qui c'è un filetto cartonato". l'equivoco ci è stato gradito per seguitare su tale falsariga e inventare piatti deliberatamente sbagliati, da cuochi incapaci e/o per clienti masochisti.

menu del ristorante magnalamerda (o nome equipollente)

antipasti di carne:

tagliere di salumi e formaggi: casso marsu; gonadi di mulo; prosciutto con grasso rancido; lardo di colombaccio
fagioli e coliche

antipasti di pesce: 

cocktail di scampi e liberi

primi piatti di pesce:

tagliolini al nero di cozza
spaghetti con lo scoglio
spaghetti alle vongole voraci (si mangeranno tutti gli spaghetti e occhio anche alle dita)


secondi di carne:

filetto cartonato (obbligatorio)
crosticine di agnello
lingua salmastra
grigliata misera


secondi di pesce:

carpa e spada
filetto di trota salmistrata
frittura di gamberi e calamai
impestata di cozze

dolci:

crostata al sangue
sorbetto al salmone

buon appetito!

venerdì 10 maggio 2013

tanto per

ogni tanto, arrivano segnali di vita dallo spazio profondo. pochi, per la verità. l'immagine mentale di tutti i miei contatti umani è simile alla struttura degli atomi: particelle infinitesimali che ruotano, grazie a forze per noi ancora non del tutto svelate, attorno a un centro, ma a distanze siderali le une dalle altre, fatte le debite proporzioni.

è ovvio che la qualità della comunicazione risenta di questa condizione. a ciò si aggiunge il periodo davvero per niente felice, anche per chiunque viva di un onesto lavoro mediamente retribuito, per cui le esperienze possibili, e di conseguenza la loro condivisione, si riducono all'essenziale. personalmente, mi limito a cose dal costo il più possibile vicino allo zero; come ieri, che ho approfittato di una delle rare giornate di bel tempo per fare due passi sui colli di fronte casa mia.

è faticoso camminare in salita ma, come dicono i fissati del fitness, no pain, no gain, e il gain in questo caso è stata la vista dalla cima del colle, e un mazzetto di asparagi raccolti scendendo, ma anche e soprattutto il senso di benessere nel sentire che il corpo è ancora vivo e reagisce: con fatica, sudore e stanchezza, ma reagisce, e la soddisfazione di sapermi divertire anche abbozzando da solo passi di una danza molto naif e probabilmente altrettanto ridicola (sticazzi), camminando verso casa, al ritmo di


giovedì 9 maggio 2013

daje

allora, riassumendo:

A

andreotti: morto

B

berlusconi: condannato

C... suggerimenti e desiderata?

venerdì 3 maggio 2013

gnaa posso fa'

la farsa meschina della rielezione di napolitano e conseguente formazione di un governo così di merda che più di merda non si può, sostenuto da una maggioranza così di merda che la merda si è offesa, è stato davvero troppo.

cazzo ce lo chiedete a fare chi vogliamo al governo, chi vogliamo primo ministro, soprattutto chi *non* vogliamo nella maggioranza, se poi fate sempre, invariabilmente, inequivocabilmente comecazzopareavvoi?

morite tutti. e tutti molto male. escluso il deputato sergio boccadutri di sel, che è stato l'unico che mi ha risposto quando ho mandato a tutti i parlamentari del centrosinistra un'email che invitava a non votare marini e preferire rodotà, e continua a mandarmene, quando c'è qualche informazione importante sulle attività parlamentari di sel.











no, non è vero. mi ha risposto anche marina sereni del pd. ha detto che non siamo noi a doverle dire per chi votare.

ripetiamo tutti insieme come un mantra: morite tutti, morite male. magari funziona.

mercoledì 17 aprile 2013

BERSANIIIII

AMATO,
NO

D'ALEMA,
PER CARITÀ

RODOTÀ,

mercoledì 10 aprile 2013

(poco)

Caro Grillo, dato che dall'alto della tua arroganza da dittatore in erba che gioca con questo paese come un bambino fa coi suoi soldatini, ti permetti di trattare tutti allo stesso modo - che si tratti di giornalisti, politici, persone comuni, o tuoi stessi elettori che hanno osato mettere in discussione il tuo Verbo, ponendo domande, sollevando dubbi o provando semplicemente a chiedere quella partecipazione che avevi loro promesso durante la campagna elettorale - mi permetto di replicare al tuo appuntino da maestro onnisciente con la mia personalissima lista di punti per i quali credevo di aver fatto bene a votare Movimento 5 Stelle:

il resto lo potete leggere qui.

quello che mi consola (poco) è che sono molti di più quelli che si ricordano che esisteva il tempio di artemide, rispetto a quelli che sanno chi era erostrato (io stesso lo so solo per aver letto un po' di sartre, in gioventù). quello che non mi consola per niente è che per ogni erostrato c'è una meraviglia che va irrimediabilmente bruciata.

giovedì 4 aprile 2013

vantatevene

Abbiamo sottolineato che nel nostro Movimento non ci sono intellettuali e, quando loro hanno fatto il nome di Dario Fo, abbiamo fatto notare che non è un intellettuale, perché ha scritto ‘Mistero buffo’ dove ironizza contro gli intellettuali
così massimo baroni, portavoce (o spingitore di coordinatori di portavoce, vattelapesca) del movimento 5 stelle all'ambasciatore usa thorne.

io penso che si dovrebbe stabilire un limite alle cazzate che si possono dire, o perlomeno un limite per sententiam: massimo due per frase, se no il cervello si impiccia.

non ci sono intellettuali. pol pot approverebbe incondizionatamente.

forse voleva dire: non ci sono intelletti, fatta eccezione per l'uno che vale uno e per l'altro che vale doppio.

dario fo non è un intellettuale. giusto, era il settimo village people.

da notare che l'hanno sottolineato: siamo ignoranti come capre, e ce ne vantiamo sonoramente.



devono morire, e anche morire male.

giovedì 21 marzo 2013

il finale non era aperto, il dibattito sì

innanzitutto, vi invito a cominciare la giornata come l'ho cominciata io. chissà che non vi metta del giusto umore:




ieri sera l'amore mio ed io ci siamo visti the wrestler in tv: il suo finale ci ha trovato di opinione discorde sulla sua interpretazione.

riassumo brevissimamente il film per chi non lo conoscesse, tagliando tutto con l'accetta male affilata: randy "the ram" robinson è una vecchia gloria del wrestling anni '80 ma ancora in attività, nonostante la devastazione che egli abbia operato e continui ad operare sul suo corpo, esteriormente ed interiormente, il tutto per compiacere il suo pubblico. vent'anni dopo il suo momento di massima gloria, è uno sbandato sempre sull'orlo della bancarotta, abbandonato da moglie e figlia, che tira a campare grazie a incontri di infima categoria. ha un'amicizia sui generis, ma sincera, con cassidy, una lap dancer de una certa, sbandata quanto lui, con figlio a carico e senza compagni in vista, sul viale del tramonto professionale anche lei.

dopo l'ennesimo incontro, particolarmente cruento, randy ha un infarto e i medici gli proibiscono di continuare a combattere. anche se si rende conto di essere obsoleto e inadatto a ciò, prova ad adattarsi ad una vita "normale" facendo a tempo pieno il lavoro di commesso in un supermercato, fino ad allora part time, cercando di alzare il livello del rapporto con cassidy per portarlo verso il sentimento, accogliendo il suggerimento di quest'ultima di cercare di ricomporre il rapporto con la figlia. le cose sembrano funzionare, ma il lavoro al super è insostenibilmente avvilente, le lusinghe di una notte di coca e sesso gli fanno dimenticare l'appuntamento ottenuto a fatica con la figlia, che perciò lo manda definitivamente a fanculo, e cassidy, non fidandosi del tutto di lui, gli oppone un rifiuto netto e offensivo quando lui le propone di proseguire la relazione.

vistosi definitivamente fuori posto per il mondo dei normali, accetta di combattere l'incontro revival con lo storico avversario di vent'anni prima, ben sapendo che rischia di rimanerci secco. nemmeno il deus ex machina dell'apparizione di cassidy, che ha di nuovo cambiato idea, lo distoglie dal suo proposito suicida: durante l'incontro è colto da ripetute fitte al petto e il film termina con il volo di randy dalle corde, il ram jam, la sua mossa finale e vincente: un volo oltre l'inquadratura e oltre la vita.

considerazione a margine: ma quanto coraggio ci vuole per interpretare un personaggio che per certi versi ti somiglia tanto e verso cui la storia raccontata ha uno sguardo così impietoso? hats off to mr. rourke.

bene: fin qua, il film. caso volle che, proprio all'ultima scena, la mia simo si fosse distratta e quindi, tornando a bomba, domandasse: "che è successo?" "eh, probabilmente ha avuto un altro infarto e mò crepa". "ma va' in figa to mare!"

spiegazione del condensato (l'improperio non lo traduco): la sua interpretazione è che randy non ha potuto resistere ai suoi impulsi testosteronici e, pur di non affrontare svantaggi e delusioni di una vita normale, ha preferito combattere a rischio di morirne. io mi sono opposto alla sua interpretazione sostenendo che la sua era una scelta obbligata, visto che per il mondo dei normali egli era del tutto fuori posto, fuori luogo e fuori tempo.

la scena chiave su cui maggiormente si è sviluppata la nostra diatriba è stata quella in cui randy va ad incontrare cassidy al locale di lap dance e la lusinga con promesse di una relazione stabile basata sul sentimento, ma lei, considerando quel poco credibile campione di affidabilità, lo allontana con sdegno, dicendogli che è solo un cliente come tutti gli altri e lei non esce con i clienti. ne sortisce una scenata in cui lui tira fuori una banconota e le chiede con arroganza e malagrazia di ballare per lui e compiacerlo, come si fa appunto con i clienti, finché viene allontanato dai buttafuori:

la versione di simo: lei ha una vita già abbastanza complicata e non ha bisogno di complicarsela ulteriormente, affidandosi a chi si è sempre dimostrato inaffidabile, come compagno e come genitore. sarebbe tentata dal desiderio di alleviare la propria solitudine insieme a lui che, in fin dei conti, apprezza, ma la paura di un ulteriore fallimento prevale sull'istinto di lasciarsi andare, e la sua risposta sgarbata è un atto di difesa irrazionale, ma giustificabile, e dopotutto, alla fine, cerca di salvarlo presentandosi prima dell'inizio del combattimento fatale, ma è lui che è testardo e preferisce il suo pubblico plaudente all'ipotesi di una vita troppo normale (simo mi corigerà, si sbalio).

la versione di ste: lui ce la sta mettendo tutta, anche se è evidente la sua inadeguatezza nei confronti di una esistenza che non sia quella del lottatore di wrestling. quando sai fare una cosa sola e ti viene impedito di farla, la frustrazione è massima e vivi costantemente al limite di sopportazione: ogni ostacolo che si frappone tra te e quello che per te è un'aspirazione al ribasso, a cui ti assoggetti obtorto collo anche se comunque fai del tuo meglio, è solo carburante per la frustrazione. c'era stato un incontro in campo aperto tra randy e cassidy, come due amici che si frequentano e forse si piacciono, e lei alla fine accetta le avances di lui, anche con visibile emozione, pur se stemperata da comprensibile (per noi che ne stiamo fuori) ritrosia a fidarsi di lui. lui, invece, non la comprende e pensa che sia solo un'altra tessera di un puzzle che compone l'immagine di un mondo che lo rifiuta: l'unico submondo che lo apprezza e lo rispetta è quello del wrestling, dove è ancora acclamato e applaudito dal pubblico e trattato con deferenza dai più giovani.

è abbastanza evidente che le scene del tentativo di randy di instaurare una relazione con cassidy forniscono anche la chiave di lettura del film. e siccome aronofsky è maschio e randy/rourke è maschio, la chiave di lettura è un punto di vista maschile. e siccome questo blog è mio e (guardo nelle mutande) son maschio anche io, mi prendo il vantaggio di esplicitare il punto di vista e quindi la chiave di lettura come la intendo io, cercando di far pendere il piatto della bilancia del dibattito dalla mia parte.

uomini e done, è evidente, ragionano in maniera differente: i pensieri di un uomo seguono percorsi molto più rettilinei rispetto a quelli di una donna, pertanto, a una domanda diretta, egli si aspetta una risposta altrettanto diretta e, possibilmente, sincera. randy non può comprendere che la reazione negativa di cassidy alle sue serie e sincere proposte è dettata solo dalla paura, semplicemente perché non possiede una struttura mentale capace di concepire un percorso mentale secondo cui "avrei voglia di fidarmi di te nonostante tutto, ma una parte di me ha paura di te e di un ennesimo e più clamoroso fallimento, quindi nego finanche l'evidenza dicendoti che tra noi non c'è niente di speciale". ecco: questa cosa di negare l'evidenza è una cosa che ai maschi - a meno che siano politici - fa andare il sangue agli occhi. è semplicemente inconcepibile che una persona neghi un'evidenza palese, e contro ciò siamo del tutto disarmati, l'unica possibile strategia è quella di abbandonare il gioco. per questo stesso motivo, randy non arriva a comprendere la dicotomia a cui sottosta cassidy/pam: per necessità, pam sveste i panni di madre e si traveste da cassidy la lap dancer, ma non è cassidy; robin ramzinski diventa randy robinson e per lui non c'è differenza tra il suo personaggio e la sua identità. anche quando cerca di integrarsi in un gioco sociale diverso, non è tanto la frustrazione di avere a che fare con clienti petulanti e irrispettosi che lo manda fuori di testa, quanto il fatto che un cliente lo riconosca e confonda il randy wrestler con il randy commesso (che non a caso sul cartellino ha il suo nome anagrafico): "tu sei randy the ram!" "no.", e la sua risposta è sincera: lui non è più randy the ram, è randy il commesso. e quando gli parte l'embolo, torna ad essere il wrestler. per questo motivo, egli non può comprendere l'accusa (peraltro ingiustificata, se non dalla paura di cui sopra) che pam/cassidy gli fa di considerarla "una spogliarellista" mentre lei è "una mamma": egli ha per pam lo stesso rispetto e gli stessi modi che ha per cassidy semplicemente perché non vede la scissione, e se né pam né cassidy capiscono questo e perdipiù insistono a pretendere che la malizia sia nell'occhio di chi le guarda, anziché nel proprio, per randy, pam/cassidy entra a buon diritto nel novero dei "cattivi" che lo rimbalzano, ben lungi dal rappresentare un motivo per condurre un'esistenza diversa da quella del lottatore. scelta obbligata, quindi, quella di essere wrestler in aeterno e di immortalare la sua scelta nell'unico modo possibile, cioè uscendo di scena con lo stesso passo con cui sulla scena si è imposto.

tutto quanto sopra - compresa la blandizie della colonna sonora - per dire che invito tutti i quattro fedeli lettori del mio blog a partecipare al dibattito e dire la loro in merito, dimenticandosi che siamo in italia e, più che esprimere opinioni, siamo abituati a fare il tifo. contro.

martedì 19 marzo 2013

come se fosse antani

ascoltare bene e leggere in contemporanea lo sbobinamento. guardare il video è optional, tanto sta solo picchiettando a caso sul tablet.

avete votato un troll leggendario.

link

lunedì 18 marzo 2013

testuale

"La scelta tra Schifani e Grasso era una scelta impossibile. Si trattava di decidere tra la peste bubbonica e un forte raffreddore."

la fonte è questa e immagino che non verrà smentita, visto che viene dal blog del guru in person (salvo cancellazioni dell'ultimo minuto).

ora.

immaginate che vi vengano proposti, in alternativa, la peste oppure un raffreddore, benché forte. avreste qualche dubbio?

rispondete sinceramente.

per beppe grillo, è uguale. stesso cazzo.

adesso cominciate a capire per chi avete votato, genyi?

giovedì 14 marzo 2013

siberiano, ma educato

come si capirà dal titolo del post, son reduce dalla visione di educazione siberiana, di salvatores. il film mi è piaciuto, al di là della verosimiglianza della storia: voglio dire, non ho idea se nicolai lilin abbia davvero un passato come quello descritto, e soprattutto se la comunità siberiana deportata nell'oggi moldavia segua/seguisse davvero il rigido codice morale descritto, ovvero siano solo delinquenti comuni e tutto sia ampiamente romanzato, e mi interessa anche poco.

la morale che però se ne ricava è che al fondo delle cose, quel che regna per chi vuole perseguire fino in fondo la propria dirittura morale, qualche che sia, c'è sempre la solitudine: sia che tu ti ponga come outsider e decidi di violare le regole del branco, sia che tu decida di seguirlo, il branco, e di prenderti la responsabilità di farne rispettare le leggi non scritte.

e pensavo a me, al mio inevitabile destino di outsider rispetto alla società convenzionale. e pensavo che non so nemmeno sparare.

se no, almeno oggi potrei vendermi come sicario.


mercoledì 13 marzo 2013

va' truann' mò chi è stat

mi tocca etichettare qualche centinaio di libri ricevuti come donazione dalla banca d'italia e successivamente inventariati da noi. è roba del 2010 ma nessuno l'aveva mai fatto, e quindi mò tocca a me. pazienza: tanto la giornata in qualche modo bisogna svoltarla. mi armo quindi di svariate etichette adesive, pennarello indelebile, elenco dei libri, matita, gomma, cuffie e vado nel seminterrato, dove sono archiviati i libri suddetti.

considerazione 1: meno male che non mi ero tolto il giaccone.

considerazione 2: meno male che in tasca ho il berretto di lana.

considerazione 3: ci ho visto lungo a portare le cuffie - almeno ascolto un po' di musica.

considerazione 4: a differenza mia, i gatti non hanno bisogno delle chiavi per entrare qui dentro. la puzza di piscio aleggia in sottofondo. che meraviglia.

sticazzi: ripeto, in qualche modo la giornata va svoltata, e pertanto. mi rendo subito conto che la cosa non sarà breve: i libri sono archiviati in nessun ordine, mentre il mio elenco - evidentemente compilato da chiunque fuorché un bibliotecario - me li dà quasi sempre in ordine alfabetico per autore. quasi sempre perché a volte c'è l'autore; altre volte c'è il nome del primo autore; altre volte, in caso di più autori, viene riportato AA.VV.; altre volte ancora, al posto dell'autore viene indicato l'editore. insomma, mi tocca una bella ginnastica logico-mentale, per poter arrivare a un risultato.

però a volte capitano cose al di là della mia comprensione e credo anche al di là della comprensione umana in generale. si veda l'esempio sotto riportato:


come si vede, non c'è autore. trattandosi di atti di un convegno, ho cercato tra gli AA.VV., ma niente, il titolo non c'era. lo cerco sotto la voce "convegno". non c'è. sotto "2° convegno". non c'è. sotto "atti del convegno". non c'è. alla fine, dopo aver girato e rigirato il volume per cercare l'ispirazione, vengo colto da improvvisa illuminazione: fosse inventariato sotto il nome del primo degli autori? apro il volume:



ottimo. scorro l'elenco alla lettera B e chi ti trovo?


et voilà, badioli è diventato badidi. qualcuno prima o poi dovrà dirglielo (non io, sorry).

ma il mio preferito (per ora) rimane questo:


indovinate sotto quale nome era elencato...?

non ci arrivate?

ronchi.

perché ovviamente tarantola è il nome di battesimo.

ma santa banana...




(secondo me, continua)

giovedì 28 febbraio 2013

siparietti

con figlia2, facendo finta di fare mostra e dimostra su come ci si difende da un aggressore.

(lei) "dai, forza, sotto!"
(io) "no, ti faccio vedere come ci si difende. tu vienimi incontro. e sii offensiva"
(lei - muove un passo) "negro!"

se non mi si guasta, è un genio.

martedì 26 febbraio 2013

affratellamenti


i miei avevano comprato una casa in campagna. a papà piaceva coltivare l’orto e allevare animali: quando andò in pensione, era diventato il suo passatempo. la mamma lo assecondava (sapeva bene che se no sarebbe diventato pericoloso, come poi è successo, ma questa è un’altra storia).

nel 1999, la mamma morì.

nella casa a qualche centinaio di metri dalla nostra, abitava cencio, un contadino che era stato colpito da ictus. l’insulto lo lasciò non proprio benissimo: camminava solo con l’ausilio del bastone e si esprimeva a stento. quel pomeriggio ero là quando venne ad esprimere a papà il senso delle sue condoglianze. lo vidi che arrancava lungo la strada che portava al cancello di casa nostra, papà lo vide anche lui e lo attese affacciato alla finestra del primo piano.

cencio valicò il cancello e, fatti pochi altri passi, volse la testa verso papà e con la sua voce afona disse:

“mire’! (mirello, si chiamava papà) eh? e ma porcoddio.”

papà allargò le braccia in senso di rassegnazione.

“ma… e volevo di’… e ma porcamadonna.”

si girò e tornò a casa.

ecco.

lunedì 18 febbraio 2013

pensate pure male di joe jackson

a suo tempo, i detrattori di joe jackson - e in generale di tutti coloro che sfuggissero a un inquadramento univoco e certo - storsero molto il naso nel momento del suo passaggio dal rock decisamente new wave degli inizi verso sonorità molto più jazzy, anzi inequivocabilmente swing. abituati a sentirlo pestare su ritmi serrati, i critici mal digerirono questo cambio d'immagine in corso d'opera, come se clark kent si fosse tolto gli occhiali in pubblico ("crede di essere un cantante jazz degli anni '40"). posso dire la mia al riguardo?

sticazzi.

ecco, l'ho detta.


parlando più seriamente, ieri sera stavo ascoltando body and soul, il suo disco del 1984: mi stupisco ancora di quanto la musica riesca tanto più a farmi compagnia, tenendomi presente a me stesso e a ciò che sto facendo (in questo caso: stavo guidando nella notte) quanto più riesco a penetrarla, scomporla, comprenderla e in definitiva apprezzarla. evidentemente, son due parti del mio cervello che lavorano in completa indipendenza.

la canzone qui sopra è, semplicemente, perfetta: la melodia è cantabile e sofisticata insieme, l'armonia impeccabile, l'arrangiamento superbo (sette musicisti suonano pieno come un'intera orchestra), il testo non è banale né oscuro, l'esecuzione limpida, ogni pezzo va al posto suo come in un puzzle di qualità e, dopo quasi trent'anni dalla sua uscita, si ascolta ancora volentieri e mantiene intatta la sua freschezza.

io obbligherei (quasi tutti) gli autori delle canzoni di sanremo ad ascoltare questa canzone in loop per un tempo indefinito. sicuramente non smetterei prima che abbiano manifestato la volontà di spararsi da soli nei coglioni.

mercoledì 13 febbraio 2013

ingravescentem sticazzi

e questo è tutto quello che ho da dire su questa faccenda.

lunedì 11 febbraio 2013

ci torno sopra

...perché, a quanto pare, l'argomento vi appassiona.

ora, son sicuro di tre cose: una, che riguardo all'equità dell'imu, ciascuno di noi ha sentito o è a diretta conoscenza di condizioni che rasentano l'ingiustizia, se non l'accanimento; due, che riguardo alla proprietà immobiliare, ciascuno di noi ha sentito o è a diretta conoscenza di comportamenti perlomeno poco sensati. io conosco quello della mia ex moglie che, pur lavorando a perugia da una vita, si è sempre ostinata ad abitare a todi (e son 45 km) perché c'è nata e vissuta e c'è la casa ereditata dal padre. non ce la potevamo permettere quando eravamo insieme, figuratevi dopo la separazione. però, anche quando andavamo d'amore e d'accordo, la mia proposta di venderla per comprarne una più piccola (e magari tirar su anche qualche soldino liquido per tappare qualche falla che si era aperta), ottenne solo una bocciatura senza appello; tre, che l'ici la pagavate tutti, magari storcendo un po' il naso, ma di sicuro senza 'sto mugugno che sento contro l'imu. è tanto di più? non è una domanda retorica, non ho mai posseduto immobili, non lo so proprio.

e comunque, che sia una tassa che si possa migliorare l'ho detto nel post precedente: anzi, tutta l'imposizione fiscale è da rivedere, ma soprattutto andrebbero fatti controlli sull'evasione e l'elusione, lo sappiamo da una vita. solo che quando arriva il genio che dice "aboliremo l'ici", invece di dirgli "ma che cazzo di stronzate stai raccontando??" andate in massa a votarlo, e ve la prendete con quell'altro appena arrivato che altro non può fare che rimettere la tassa che c'era prima, possibilmente aumentandola, perché i conti non tornano proprio più.

cioè, riassumendo: berlusconi sta al governo per buona parte degli ultimi vent'anni, combina qualsiasi casino possibile e immaginabile o nella migliore delle ipotesi non fa un cazzo di fronte allo sfascio conclamato; viene cacciato con una manovra al limite del colpo di stato; il suo successore monti si trova costretto a far cassa e altro modo non ha che cercare i soldi dove è sicuro di trovarne; per queste manovre, risulta responsabile dell'impoverimento della nazione e del popolo tutto; si riaffaccia il nano imbonitore, promette altri n anni di allegro sperpero dei soldi pubblici e voi vi apprestate a votarlo di nuovo?

ve lo meritate, mario monti: anzi, vi meritate mario monti al quadrato. perché ricordatevelo: chi vota berlusconi è sempre quello che ha paura che i comunisti (come monti) gli portino via la casa.

giovedì 7 febbraio 2013

mi sorprendo da solo

ufficio, interno giorno. collaziono una fattura con cip cig durc e tutta quella bella serie di acronimi con cui ho a che fare tutti i giorni e la porto all'ufficio competente, quattro porte più in là. all'ingresso, la ragazza dell'help desk (me cojoni) cerca di contrastare il freddo quasi avvolgendosi intorno alla stufetta elettrica; passando, le lancio: "pinocchio, non stare coi piedi troppo vicini al braciere!" e le strappo un sorriso. busso, apro la porta, saluto i colleghi. sventolo i fogli che ho in mano, li porgo al collega a cui competono e chioso: "si rimette (e faccio il verso di uno che vomita) fattura" e sorridono anche là.

e io mi domando da solo: ma che cazzo c'ho da stare allegro, anzi, che minchia di voglia c'avrò mai addirittura di far sorridere gratuitamente il prossimo, che qualcun altro più debole, o magari più sensibile, al posto mio si sarebbe ammazzato già due o tre volte, o starebbe a ròta, o perlomeno sarebbe caduto in depressione nera?

niente, io non c'ho manco due grammi di depressione: che ne so, un pensiero suicida en passant, una lacrimuccia senza motivo, che ne so, un'oretta di insonnia causa attacco d'ansia. niente, dormo come un pupo. eppure - non sto qua a fare le mie lagnanze, ché c'è gente che ha problemi davvero seri che pagherebbe per stare al posto mio, ma non è questo genere di penserio consolatorio del cazzo che mi tiene insieme - se proprio vogliamo dirlo, proprio bene bene non sto non sto (cit. bergonzoni).

mi incazzo, ogni tanto, quello sì: mi indigno per le troiate che vedo leggo sento, ma tanto so che lo fanno lo stesso e cerco di far finta di non sapere. per il resto del tempo, sto in una specie di animazione sospesa, ma pronto a cogliere il pur minimo stimolo che mi faccia reagire, tipo malato di encefalite letargica pronto ad acchiappare la pallina al volo:

sto coi figli e rido scherzo m'incazzo, faccio lo scemo più di loro-

parentesi.
a matilde han dato per compito di descrivere per iscritto le sue probabili reazioni nel caso che una mattina si fosse risvegliata accorgendosi che nottetempo aveva cambiato sesso. è un gran bell'esercizietto, provate voi a immaginare. lei, come è nel suo stile, ha liquidato la cosa in tre righe, cogliendo pochi dei cento spunti che le ho dato io, tra il serio e il faceto. ma vi immaginate? vi addormentate femmine, vi svegliate maschio. pensiero numero uno: che è 'sta roba, chi me l'ha attaccata, e soprattutto, di chi è? sarà di qualcuno che poi la rivuole indietro? pensiero numero due: nelle mie mutande non ci starà mai, devo ricomprarle tutte. pensiero numero tre: sono sempre stata etero e mò all'improvviso devo farmi piacere la figa? eccetera, eccetera. niente, lei ha scritto solo che finalmente potrà giocare a rugby.
chiusa parentesi.

-vado dall'amore mio, ci si sfama di sesso e cazzate, si ride, si scherza, ci si rimpinza di cibo vino birra cazzo siamo vivi.

ma il resto del tempo, zzzzzzzzz, meglio dormire, il custode del cimitero fa vita più varia e mondana.

faccio qualche bel giro su google street view, stamattina seguivo il percorso dell'elèctrico 28, quello che sale all'alfama. lisbona in luglio (come suggerisce la didascalia in basso) è incantevole, mai troppo calda, bianca e azzurra di pietra, azulejos e il fiume che ancora un po' e diventa oceano, e quella gente che sarà pure triste e nata col fado dentro, ma non te lo dà a vedere e anche loro non aspettano altro che un motivo qualsiasi per far festa. mi ricordo lisbona quindici anni fa, fu amore a prima vista. giravamo a piedi o in tram, la mia ex moglie ed io, e dopo due-tre giorni la città era nostra, davamo indicazioni ai turisti. ci son tornato una volta sola, l'anno dopo, e quindi sarebbe ben ora di rifarci un giro. google maps mi dice che a luglio 2009 lisbona c'era ancora, luminosa e dolce. e questo mi rinfranca, e soprattutto non mi fa pensare che ancora è metà inverno.


e lo scrivo in un blog, ché tanto i blog son morti, adesso ci sono i social network che almeno se devi sparare una cazzata non dura più di 140 caratteri, vivaddio, e poi chi ce l'ha il tempo di leggere un post di cento righe, mamma mia? ho la mia decina di lettori affezionati, perlopiù silenti, ma tranquilli, non è un rimprovero: un commento in un blog in più o in meno non fa differenza. e salut'm assòreta.

lunedì 4 febbraio 2013

caro elettore

lo dico subito: questo non è un post contro berlusconi, e ci mancherebbe: sarebbe come scrivere un post contro l'inverno, o contro le mosche e le zanzare. è piuttosto che ormai, come si dice, ci pisciano in testa e ci dicono che sissì, hai sentito bene: è proprio piscio. la novità, se è una novità, è che mò ce lo beviamo pure e quasi quasi ci piace.

guarda, stavo in pensiero: mancano appena tre settimane alle elezioni e ancora non ne aveva sparate di grossissime, finora si era limitato al solito repertorio. ma io lo sapevo che il vecchio guitto aveva in serbo un salto mortale dei suoi, il botto finale dei fuochi d'artificio che ti fa tornare a casa felice e contento, ché alla fin fine hai speso bene i tuoi soldi.

perché alla fine, è di quello che si parla: dei nostri soldi e di come silvio li spende. e infatti stamattina la prima pagina de il giornale libero (non mi ricordo chi dei due, fa così tanta differenza?) titola grosso così: finalmente soldi veri (o qualcosa del genere, fa così tanta differenza?), per chi vuole anche in contanti, agli sportelli delle poste. qualcuno, se vuole, li può anche convertire in buoni pompino da spendere con la propria zoccola di fiducia, con un bonus del 10% se dici mi manda silvio.

tralasciamo... no, non tralasciamo il fatto che le poste son già messe male senza quest'ulteriore aggravio di servizi a cazzodicane, roba che se ti servono armi, droga o una zoccola delle suddette, vai pure alle poste, ma se ti serve di spedire una lettera o peggio un pacco, cazzi tuoi.

vabbè, dai, viene lui in persona (o brunetta) a restituirteli, ok. e poi? quello che sta scritto sulla seconda pagina de il giornale libero (e che quindi legge solo giannino) è che questi soldi che silvio in person viene a restituirti, magari insieme a belen che si trattiene con te per un'ulteriore mezz'oretta, poi silvio li rivuole subito indietro. come? presto detto: tagli alle spese pubbliche (che, tradotto, significa che quello che finora è stato gratis o quasi da mò lo paghi), introduzione di nuovi giochi e lotterie (la famosa tassa dei fessi), aumento delle tasse su tabacco e alcoolici (che già trovare un super che ti venda una bottiglia di lagavulin 16 anni a meno di quaranta euri è un'impresa), ma soprattutto un accordo con le banche svizzere che così tornano in italia unzacco de sòrdi che i ricconi cattivoni, di cui silvio è da sempre acerrimo nemico, hanno colà imboscato e messo al riparo dai tassatori comunisti.

mò, diciamocelo: se esiste una tassa equa, è quella sulla casa. l'imu sarà pure fatta a cazzodicane e potrà essere migliorata con una migliore progressività d'imposta eccetera, però è un fatto che le case son censite tutte e a qualcuno appartengono per forza e quindi, a meno che quel qualcuno non sia il vescovo, qualcuno le tasse le paga, e sta' sicuro che se hai un miniappartamento alla perifieria di razzo cambrillo, comprato con mutuo bicentennale e contratto firmato col sangue, non paghi quanto chi ha un attico a piazza navona ricevuto in eredità dalla zia zitella. le tasse sui consumi, invece, no, perché il lagavulin costa 40 euri a me, che ne guadagno 1200 al mese, come a silvio che ne guadagna quasi 2000.

poi, sai che succede? che magari (dico: magari, eh) i soldi dalla svizzera non tornano e non tornano più nemmeno i conti. e allora silvio, sai che fa? indovina: aumenta pure la benzina. e così i soldi delle tasse su casa tua li pago pure io che la casa non ce l'ho. poi se ci servono soldi, andiamo in banca e vediamo se li danno più volentieri a te o a me.

caro elettore di berlusconi: ma te ne vai un po' affanculo?

venerdì 25 gennaio 2013

e noi a gino s'o 'nculamo

avevo giurato a me stesso di non parlare di politica, almeno per la durata della campagna elettorale, non fosse altro che perché di tutto quello di cui sento parlare (con il mezzo orecchio che dedico alla faccenda) non me ne frega un'emerita cippa e non me ne fregherà mai più de meno, almeno finché non sentirò qualcuno con un serio programma che abbia per obiettivo una redistribuzione della ricchezza: tutto il resto è palesemente fuffa che nasconde interessi di parte.

amen, quindi, almeno finché non mi è arrivata al mezzo orecchio la notizia di oggi. per carità, non è che io caschi improvvisamente dal pero e mi stupisca del fatto che qualcuno progetti canagliate del genere: sono ormai rassegnato al fatto che qualcuno abbia in testa molta più merda di quanta ne cachi e riesca pertanto a contemplare, tra le attività di ritorsione contro un ipotetico nemico, anche la violenza sessuale. perché se riesci a concepire l'idea che sia eccitante (e quindi gradevole) forzare una persona ad un rapporto sessuale indesiderato, e non perché ti piace troppo e non sapresti resistere a un eventuale diniego, ma come forma di punizione per qualcosa che sei - nemmeno per qualcosa che hai fatto - di merda nel cervello devi avercene parecchia. aggiungiamoci l'aggravante del disprezzo razziale e il quadro sarà completo: mi consola solo il fatto che per fortuna, facendo un raffronto con le epoche passate, la tendenza è alla diminuzione del numero di costoro.

dicevo, quindi, non mi stupisco dell'esistenza delle testedicazzo, però non posso fare a meno di notare che personaggi del genere si siano organizzati in un partito e che questo partito abbia anche deciso di presentarsi alle elezioni senza che nessuno ci trovi niente di - perlomeno - strano. ma a quale livello di barbarie e di addormentamento delle coscienze siamo arrivati?










cioè scusate, ma io più ci penso e più il fatto che uno possa concepire una frase come "io a questa [...] me la chiavo e le faccio uscire il sangue dal culo" con la stessa nonchalance (ma con motivazioni molto meno valide) con cui potrebbe dire "e noi a gino lo menamo" mi manda fuori di testa.


martedì 22 gennaio 2013

partire con la carovana

anno domini 1977 o tutt'al più 1978, il mio amico kino - meglio noto come mio fratello - è a casa mia e io non vedo l'ora di fargli ascoltare la mia nuova scoperta in campo musicale. pongo sul piatto il primo disco dei caravan.


lui pende dalle mie labbra, di solito le mie scelte musicali le trova interessanti se non stimolanti, ma stavolta ascolta tipo un minuto e poi fa una faccia tra il deluso e lo schifato e commenta: "leggeri..."

LEGGERI??

vabbè, tralasciamo il fatto che arrivavo con dieci anni di ritardo: nel 1968, quando uscì il disco, avevo otto anni, ho cominciato ad ascoltare musica degna di questo nome verso il 1973 e il compendio su quanto era successo fino ad allora me lo son fatto a rate, come e quando potevo; eravamo, come si disse, nel 1977 o giù di lì e mio fratello ed io eravamo definitivamente ubriachi di pink floyd, king crimson e genesis: certo, paragonato a red, caravan fa una figura un po' povera, ma quello è venuto sei anni più tardi; from genesis to revelation uscirà solo l'anno successivo, e così in the court of the crimson king. e siamo comunque ai primi passi di quello che verrà poi chiamato il prog rock, che in fin dei conti è un cocktail dove all'ingrediente fondamentale che era il rock, ognuno si sentiva autorizzato a mescolare tutto quel che conosceva, dalla classica al jazz ai rumori puri e semplici.

che altro esce nel 1968? electric ladyland (hats off), il doppio bianco (idem) dei beatles, a saucerful of secrets (scusa se è poco), e ne ho scelti tre dei più clamorosi: album fondamentali nella storia della musica, ma tutta roba di gente che perlopiù, quando usa l'accordo di do maggiore, suona do-mi-sol; i caravan usano do-mi-sol-si e all'occorrenza do-mi-sol-si-re, strizzano l'occhio alla bossa nova di joao gilberto, includono rumori psichedelici sentiti anche nei primi pink e testi che boh? che avevate preso, e ce n'è rimasto un po' anche per me?

leggeri. bah.


giovedì 17 gennaio 2013

giornata del dialetto e delle lingue locali

avrò avuto 17 anni, ero a casa della mia ragazza di allora, andavamo a scuola insieme e stavamo facendo i compiti per il giorno dopo. era inverno. guardai fuori dalla finestra e mi accorsi che cominciava a fioccare leggermente. le dissi, in perfetto dialetto: "lvé, nengue!"

- eh?
- nengue. nevica, in perugino.
- macché, mica si dice così.
- e come si dice?
- nevca.
- quella è la versione colta. in campagna si dice nengue.
- naa.
- tagliamo la testa al toro: chiediamo a tua nonna.
- ok, è di là.

- signora, come si dice nevica, in perugino?
- eh... nevca... bufa...
- n se dice anche "nengue"?
- eh, qualche gnorante l dice 'nco.

buona giornata del dialetto a tutti!

martedì 8 gennaio 2013

il post è lungo, leggetelo a rate


le feste son finite, andate in pace: pure l'epifania che, come è noto, tutte le feste si porta via, è passata e quindi potete serenamente disfare l'albero e togliere gli addobbi natalizi, come ho fatto io ieri.

nota: l'operazione in questione mi tiene occupato per circa ottanta secondi della mia vita, in quanto il mio albero di natale è un cazzetto alto 40 cm intorno a cui ho avvolto un filo di led azzurri intermittenti comprato in un negozio di cinesi e disfarlo, in questo caso, significa semplicemente rimetterlo nella sua scatola. non gli tolgo nemmeno le luci. idem dicasi per gli addobbi, che consistono in un serpentello di led arancioni che appoggio a due chiodi posti agli angoli superiori del portoncino di ingresso. faccio questo soltanto per i figli, anzi, più per figlia2, perché pure giacomo mi pare ormai interessato quanto me all'aspetto esteriore delle feste natalizie.

e, nel vedermi compiere questa complessa operazione, il mio amore mi domanda se non mi dispiace un po' riporre quelli che, pur fatta ogni tara che va fatta, restano comunque i simboli di un periodo festoso e dedicato a una ritrovata intimità familiare. e io rispondo serenamente che no, del natale e di tutto quel che significa, m'importa sega: significato religioso, l'avvento del redentore? non sono religioso, tanto meno cristiano; l'unità familiare? una famiglia non ce l'ho più da un pezzo, c'è rimasta solo mia sorella che peraltro anche quest'anno, per le feste, se n'è andata (con la mia benedizione, s'intende) a trovare amici suoi, stavolta in sicilia (venti e passa gradi: rosica, ste'); i figli? li vedo né più né meno che durante il resto dell'anno, né mi vogliono più bene solo per qualche regalo in più; l'aspetto consumistico? sono anni che non ricevo in regalo una sega nulla, a parte il tradizionale cesto da parte della sorella suddetta (peraltro contraccambiato: la tradizione ormai va avanti da anni e non so se si sia accorta che il cesto che le porto ogni anno è il suo dell'anno precedente, riempito con cose diverse); eccetera, eccetera, dove in "eccetera" ci sta, per esempio, che una volta frequentavo un gruppo di amici che poi si sono dispersi per l'italia per motivi di studio o/e lavoro, che si ritrovavano solo a pasqua e a natale, cioè in occasione delle vacanze universitarie, quando tutti tornavano dalle famiglie di origine. ma questo accadeva quasi trent'anni fa e, nel frattempo, di famiglia, ciascuno si è fatta la sua.

e dice, sempre il mio amore: queste però son cose che appartengono a una sfera razionale. la tua pancia, da qualche parte, non soffre di questa interruzione di festosità? a me le lucette piacciono, le tengo in soggiorno tutto l'anno.
"già, ma ti dimentichi di accenderle"
e poi detesto dovermi divertire a comando, la fine d'anno per me non è un pretesto valido, non trovo una ragione sufficiente per fare mattina proprio il primo gennaio, che fuori fa un freddo cane, piuttosto che il venti di luglio (o il dodici, o il sei agosto, o comunque un giorno che scelgo io) che sicuramente si starebbe meglio.

quindi, sicuramente fanculo il natale con tutte le sue lucette e i festoni, gli alberi addobbati e il cenone di capodanno. ma anche ewiwa per tutte le volte che ho ricevuto un regalo azzeccato, o lo era il mio per qualcun altro, che non si dica che son solo un guastafeste.

due regali che ho ricevuto a natale, per esempio, me li ricordo molto bene.

natale 1972, avevo 12 anni. non sapevo cosa aspettarmi come regalo: giocattoli? vestiti? qualcosa di "utile"? mi ricordo che ero molto rilassato, anche se eravamo in dirittura d'arrivo: sarà stato forse il 23 dicembre. curiosamente, quelli che non stavano più nella pelle erano invece i miei. tanto che quella sera, mentre io me ne stavo placido in poltrona a guardare la tv e a pensare agli affari miei, papà mi dice: "vai a guardare in camera nostra, nell'armadio".

vado senza domandare. e che ci sarà mai?
una visione.
è una chitarra. elettrica. oh cazzo, è una chitarra elettrica. vera. solid body. pesante come un'alabarda (axe!), di marca a me sconosciuta, corpo asimmetrico a ricordare vaghissimamente la fender stratocaster, verniciatura sunburst, due pickup ad avvolgimento singolo e che si attivavano con due interruttori a slitta posizionati proprio sotto il pickup alla tastiera, scomodissimi: la cosa più normale che succedeva era che, schitarrando, li spegnevi e rimanevi con la chitarra muta. il manico si avvitava al corpo a un'altezza irragionevole, rendendo irraggiungibili gli ultimi tasti, che comunque credo fossero non più di venti.
ma era la mia chitarra elettrica. nessuno che conoscessi ne aveva una. il ragazzo che abitava al piano di sopra ed era più grande di me aveva un'acustica elettrificata, niente di paragonabile.
e c'era anche l'amplificatore! un davoli j-5 che assommava in tutto 5 watt di potenza, ma per me era il muro di marshall di jimi hendrix a woodstock. anche perché era enorme, sproporzionato rispetto a quel che conteneva - infatti, dentro era vuoto: sarà stato alto 60 cm, ci si poteva sedere sopra come su uno sgabello, con un altoparlante da 8" montato su una tavola che ne avrebbe potuto contenere uno da 15. un ingresso, volume, alti e bassi, un suono brillante come il cielo del temporale, ma era volume, non so se mi spiego.
torno in sala col mio trofeo, lo appoggio da qualche parte, mi getto al collo di papà, sopraffatto dalla gioia. una chitarra elettrica. oh, cazzo, una chitarra elettrica! comincio a suonarla subito, è tardi, disturbi i vicini, abbassa il volume. sì, sì, ma è la mia chitarra elettrica.
per par condicio, i miei danno il regalo di natale in aticipo anche a mia sorella, che se ne era rimasta in disparte, sulla sua poltrona. è una borsa di pelle, nera. bella, ma una borsa. non è una chitarra elettrica. mia sorella ha vent'anni, si è diplomata quell'anno, non sa che cosa farà in futuro. prende la sua borsa, mi pare di ricordare che non fosse nemmeno incartata, mormora un 'eh grazie' con scarsa convinzione. credo che sia contenta per me, ma non riesce a condividere la mia gioia. non fa parte della festa.
dopo, ho capito. per loro, non c'era differenza tra le due: loro vedevano una chitarra e una borsa; io vedevo la concretizzazione di un sogno, e una borsa. invece, per concretizzare davvero quel sogno, ho dovuto aspettare altri anni. molti. e pagarmelo da solo, a rate, col mio stipendio.
non c'erano significati, in quel regalo. per loro era solo un giocattolo tecnologicamente più avanzato, al mio desiderio di fare della musica la mia professione, continuarono a rispondere no, secco, senza appello. un divertimento, sì; un lavoro, no.
la marca di quella chitarra era maya: come quella il cui velo impedisce agli uomini di percepire la verità. e in realtà, questo è stato: un inganno.

diverso è stato il natale del 1978, quando i miei invitarono, loro malgrado (non era mai entrata nelle loro grazie), la mia fidanzatina di allora. arrivò con uno scatolone in mano, un cubo di una trentina di centimetri. me lo porge e mi fa: "la scatola, poi, la rivoglio". vabbè, pensai, le servirà per qualcos'altro. era piuttosto leggera, a dispetto delle dimensioni: non doveva contenere niente di impegnativo. ogni faccia - verosimilmente di cartone - era stata incartata singolarmente con carta di colore diverso anche se, curiosamente, mancava il coperchio, e si vedevano direttamente i trucioli che conteneva. frugo dentro e ci trovo dieci pacchetti di sigarette, messi in ordine sparso, della marca che fumavo allora. oh bè, meglio che niente. però. vero che eravamo studentelli squattrinati, ma mi par di ricordare che io, per il suo regalo, avevo speso qualcosa di più delle seimila lire che aveva speso lei. comunque ho ringraziato, fingendo contentezza.
"posso riprendere la scatola?"
"sissì, eccola"
"scarta qua, scemo" e me la rende. tolgo la carta che ricopriva il "cartone" e compare la copertina di un disco, un lp. e poi un altro, e un altro, e un altro e infine un altro ancora. cinque dischi, di cui uno doppio. purtroppo son passati trentaquattro anni e non mi ricordo tutti i titoli dei dischi: uno era sicuramente songs in the key of life e sono abbastanza sicuro che un altro fosse hejira, due capolavori che ascolto ancora; in ogni caso, li aveva scelti da una lista di desiderata che mi aveva fatto compilare un mesetto prima (scrivimi qua dieci-dodici dischi che compreresti) e che avevo dimenticato - tanto, chi ce li ha i soldi per comprare una dozzina di dischi?

mi piacerebbe che il ricordo di un bel regalo, sentito e azzeccato, riuscisse a offuscare il ricordo dei decenni di regali a cazzodicane, da parte di chicchessia: l'orologio da taschino, il blazer in simil-tartan grigio e blu coi bottoni in metallo, il mandolino-banjo, l'ennesimo maglione... ma no, non ce la posso fare.